L’ago della bilancia

L’ago della bilancia

Deve essere una peculiarità tipica di alcuni politici irpini: dopo Ciriaco De Mita, per anni elemento di equilibrio o rottura di diversi governi della Prima Repubblica, anche Cosimo Sibilia sta scoprendo in queste ore il peso specifico del  suo ruolo.

Si tratta “solo” di calcio, ma si sa nel Belpaese il destino e gli equilibri del mondo del pallone sono molto più che un motivo di svago, a maggior ragione dopo un flop colossale come il mancato accesso alla fase finale dei Mondiali, 60 anni dopo l’ultimo forfait.

La caccia alle streghe è già partita e dopo Ventura, è Tavecchio l’altro nome sulla graticola ed esposto al linciaggio mediatico e dell’opinione pubblica di queste ore: cosa c’entra il 58 enne senatore irpino eletto nelle file di Forza Italia (figlio dello storico presidente biancoverde Antonio) in tutto questo vortice? Moltissimo, ma procediamo con ordine…

Dopo aver lasciato la presidenza del comitato regionale campano del CONI, Sibilia è stato eletto a gennaio da candidato unico alla presidenza della Lega Nazionale Dilettanti, quella di maggior peso all’interno del Consiglio Federale della FIGC (incide per il 30% dei voti), decisiva ai fini della rielezione di Tavecchio a marzo: un “lavoro” ricompensato con la vicepresidenza vicaria della stessa Federazione.

Il numero due della Federcalcio vive quindi ore di fibrillazione e frenetiche: l’Apocalisse di San Siro ha fatto precipitare tutti i progetti del secondo quadriennio Tavecchio e la crisi in seno alla Figc potrebbe avere pesanti ripercussioni in ambito politico-sportivo.

Il casuale e malaugurato combinato disposto elezioni-mancata qualificazione riporta in evidenza nervi scoperti che da anni hanno fatto sì che il campionato italiano sia diventato negli anni sempre meno competitivo con evidenti ripercussioni anche sulla nazionale.

Il toto nomi intanto impazza non solo per la panchina ma anche per le scrivanie di Via Gregorio Allegri: difficile credere che il tutto si risolva in tempi brevi, vuoi per l’incombenza delle elezioni politiche, ma anche per tentare di comprendere equilibri e scenari che sembravano chiari e delineati dopo il Tavecchio bis.

Andrea Abodi (sconfitto alle elezioni dello scorso 6 marzo) è ormai fuori gioco, prossimo ad assumere la presidenza del Credito Sportivo dopo i rumors che lo davano vicino al Napoli, mentre Demetrio Albertini (battuto nel 2012) appare difficilmente ricollocabile a distanza di diversi anni.

Le altre componenti forse non sono ancora pronte ad esprimere un loro candidato alla presidenza: se le leghe di A e B sono commissariate e senza rappresentanti in Consiglio Federale, l’Associazione Italiana Calciatori ha un leader solido come Damiano Tommasi che non sembra però intenzionato a fare il passo più lungo della gamba, mentre il presidente della Lega Pro Gabriele Gravina ha già fatto sapere di non avere l’ambizione di sedere sullo scranno più alto della Federazione.

Sibilia (che il 31 dicembre completerà il mandato commissariale in Figc Campania) è in questo momento la figura più solida della Federcalcio, forte del sostegno di Malagò e delle altre componenti del Consiglio Federale, ma è anche intenzionato a riottenere un posto in Senato, dove ricopre tra l’altro l’incarico di segretario.

Le prossime ore saranno quelle decisive per le sorti del calcio nostrano, ma che sia Sibilia o ancora Tavecchio a guidare la Federazione è lapalissiano chiedere un maggior coinvolgimento di Napoli con la Nazionale, assente da ben 4 anni dal San Paolo e scesa in campo sul terreno di gioco di Fuorigrotta soltanto 3 volte dall’inizio del Terzo Millennio.

Gianluigi Noviello
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