Le falle sotto un abbraccio

Le falle sotto un abbraccio

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A questa squadra non è stato perdonato niente. Una flessione c’è stata, è innegabile, una frenata che ha riguardato sia la qualità del gioco che i risultati. Ma chissà per quale astruso motivo solo le flessioni di casa azzurra non vanno capite, comprese e perchè no, giustificate.

Il Napoli è tornato a vincere e lo ha fatto nel migliore dei modi: facendo il Napoli. Squadra cortissima, aggressiva e convinta dei propri mezzi. Insomma, il Napoli a cui eravamo abituati. Ma che fine aveva fatto il ciuccio più apprezzato d’Europa?

In molti, in troppi, hanno dimenticano cosa ha dovuto sopportare questa squadra. Dapprima l’infortunio di Milik, unica alternativa all’ex riserva di lusso Mertens tramutata poi in punta di diamante. Poi quello di Ghoulam, al momento dell’infortunio l’esterno sinistro basso più forte d’Europa. Ed infine, l’eliminazione dalla Champions League, meritata, attesa, ma che ha bruciato parecchio.

A seguito di queste “disgrazie” si è parlato di squadra scarica, spenta, irriconoscibile, finita.

Siamo in clima natalizio e, per mantenere fede alle tradizioni, anche le critiche sono piovute eccessive, feroci e impietose come sempre. La solita tremenda mazzata da sopportare, quella che fa male più di tutte proprio perché proveniente dal didentro.

A questo, purtroppo, siamo abituati. Ma è una delle cose che dovrebbe mutare in fretta. Un ambiente davvero compatto, soprattutto nei momenti di difficoltà, farebbe fare al Napoli un ulteriore passo in avanti in termini di crescita globale.

Il sole è per il momento tornato a splendere, ma le nuvole non sono estinte e potranno tornare. La speranza è che l’ambiente maturi, la certezza è che il Napoli si munirà del solito ombrello per proteggersi.

La corsa al sogno ripartita, la vetta della classifica riconquistata. Resta da chiarire l’eccessivo utilizzo dei “titolarissimi” al cospetto dello scarsissimo utilizzo delle seconde linee. Considerare le riserve così qualitativamente distanti dagli undici titolari certifica senza dubbio alcuno una falla nella pianificazione societaria.

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