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Partenopeismi

La paura fa schifo

C’è un sentimento che non amo e che spesso rifuggo. E’ la nostalgia. Paradossalmente proprio perchè sono nostalgico. La nostalgia è un magnete potente che cerca di tenerti inchiodato al passato. Ma a me piace tanto il futuro o al massimo il presente. Ieri sera però, ascoltando alcune parole di Sarri che sapevano d’addio, si è verificato uno strano corto circuito.

Ho provato nostalgia all’idea di qualcosa che passato ancora non era. L’addio di Sarri, appunto.

Durante questo mese di montagne russe emotive, ho fatto fatica a mettere in ordine i pensieri e le sensazioni. C’è chi mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’arbitraggio di Inter-Juventus. Ma era tutto molto confuso e mi sono sentito quasi stordito. E pensi a cosa è andato storto. Come quando finisce una storia d’amore. Ti chiedi dove hai sbagliato. Ti danni pensando che è stato fatto tantissimo e che anche con un piccolo tassello disposto in maniera diversa, il puzzle poteva completarsi. Il Presidente poteva acquistare a gennaio, Sarri poteva far fare più turn over, Milik e/o Ghoulam e che ciorta, il karate di Pjanic, gli scansuoli, le concomitanze mancate, le palle mosce. Tutte le motivazioni possibili varie. Ognuno ne ha una. Ma sai che bastava poco.

E sai che sarebbe stato meraviglioso, che avresti pianto e che insieme a te tanta gente lo avrebbe fatto. Perchè sai che sarebbe stato straordinario. Sai che sei in Italia e che pressi alto con tutti, che non ti risparmi, che corri a mille all’ora perchè non sei la Juventus che può permettersi di fare il compitino per vincere. Perchè se la Juventus vince lo scudetto, fa’ il compitino. E sebbene qualche juventino che legge storcerà il naso, sa che è così. E infatti non ci si strappa i capelli per uno scudetto. Per una Champions sì. Perchè -buon per loro- è lì che per loro c’è competizione. E’ lì che sarebbero eccezionali se vincessero. E’ lì che anch’io mi leverei il cappello di fronte a loro.

E ti senti scarico. Perchè sai che non sei la Juventus. Che se lo perde quest’anno, l’anno prossimo ha grosse speranze. Perchè sai che nella tua squadra e nella tua città tutto deve girare alla perfezione e se un tassello va fuori posto, salta tutto il banco.

E poi ritorni alle parole di Sarri che, quando gli viene chiesto un motivo valido per lasciare Napoli lui risponde che è consapevole che il rapporto tra lui e Napoli può solo peggiorare.
Sarri ha paura. La sua paura e il suo essere conservatore su certe cose è pari al suo coraggio e al suo spirito innovativo in campo.
Ieri sera Chiellini, oltre alla risibile polemica con Insigne, ha detto qualcosa di importante. Ha indicato nella capacità di cambiare il punto forte della Juventus. Rimanere vincenti, cambiando.
Sarri di questo ha paura. Ha paura del cambiamento quando si alza il livello. Ha paura di togliere anche il più piccolo tassello del suo mosaico perfetto, temendo che non sia più perfetto, temendo che quel mosaico possa non essere vincente se qualche volta è imperfetto. Ha paura di non riuscire a migliorare, cambiando.
Ma quanto sarebbe forte Sarri senza questa paura?

Quanto sarebbe bello vederlo alla guida di un Napoli magari orfano di Mertens, ma reinventato e ricucito alla perfezione sulle caratteristiche di Milik. Quanto godrebbe nel vedere che la sua orchestra rimane armonica anche se a dirigerla ci fosse un Torreira al posto di Jorginho? Quanto godrebbe nel vedere un Rui Patricio fare qualche lancio perfetto in meno ma parate salva-risultato in più? Forse godrebbe come ha fatto nell’accorgersi che lo stesso Jorginho poteva essere un direttore d’orchestra migliore del suo pretoriano Valdifiori. Oppure godrebbe come ha fatto quando ha capito che poteva proporre un calcio anche migliore, abbandonando il 4-3-1-2 che lo aveva esaltato fino ad Empoli.

Senza Sarri, il Napoli crescerà ancora, come sempre fatto da anni a questa parte ormai. Ma credo che resterà sempre il rimpianto per una squadra che, cambiando, sarebbe potuta addirittura migliorare.

E’ comprensibile la paura di Sarri. Sa che nel Calcio la memoria è poca roba e ogni credito dura poco. Il Sarrismo oggi ha un consenso bulgaro, ma di ‘sti tempi per i toscani è un attimo passare dal 40% al 20%. Sarri lo sa. Ma accetti il rischio di essere preso a pesci in faccia da chi oggi lo venera. Abbia la faccia di hazzo (cit.) per dire “mi mettete tizio al posto di caio e io comunque faccio cacare sotto chi lo scudetto dovrebbe vincerlo in scioltezza”. Perchè il Sarri più bello, è quello che ti imposta le squadre “che palleggiano sul muso” anche davanti a delle corazzate. E soprattutto perchè lo può fare. E deve convincersene.

In fin dei conti, è la paura che ti fotte sempre. Anche più della nostalgia.

Io domani a Londra ci vado per davvero. Tu però non mi seguire. Che Gatwick non è Capodichino.

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Fabio Cotone è regista teatrale. Appassionato di scienze umane.
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