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Report ci ha svelato le radici del papponismo

Report ci ha svelato le radici del papponismo

8 minuti

A pochi giorni di distanza dall’assoluzione della sindaca di Roma e dei conseguenti attacchi a cinque stelle ad una parte indistinta della classe giornalistica, accade che nella capitale si è tentato di incendiare l’abitazione di Federico Ruffo, giornalista di Report ed autore del servizio sulle presunte infiltrazioni ndranghetiste nell’Allianz Stadium.

Servizio che è andato in onda il 22 ottobre e in cui si è tentato di far luce sull’inchiesta “Alto Piemonte”, dalla quale si è aperto un vaso di pandora riguardo i presunti rapporti tra parte dell’organigramma e dei calciatori juventini e pezzi della malavita organizzata che detta legge allo Stadium.

Premettiamo che non abbiamo letto le carte processuali e che ciò che ci interessa in questo frangente non sono gli eventuali rilievi penali della vicenda.
Vedendo quella trasmissione, i più avranno pensato che in realtà erano tutte cose… “risapute”. Però un conto sono supposizioni (anche quelle fondate su basi logiche), un altro sono cose effettivamente sviscerate attraverso intercettazioni telefoniche e conversazioni via chat. Il tutto, su una rete televisiva generalista, con l’audience che ne consegue.


IL PRESUNTO LEGAME CON JUVENTUS FC

Tra i tanti aspetti di questa vicenda, ce ne sono alcuni relativamente “piccoli”, che restituiscono un qualcosa di orribile.
Beppe Marotta, all’epoca AD della Juventus, che mette a disposizione parte della sua riserva personale di biglietti ad alcuni di questi “personaggi”, chiedendo…. “massima riservatezza”. Il tutto attraverso uno scambio diretto di messaggi. E pensare che c’è chi ne caldeggia tutt’ora un ruolo in FIGC.
Fabio Cannavaro che chiede intercessione affinchè abbiano fine le contestazioni nei suoi confronti. Ripetiamo, Fabio Cannavaro: Campione del Mondo e Pallone d’Oro. Roba che se venisse provata la cosa, sarebbe da revoca di tutti i titoli sportivi. In un mondo moralmente retto, chiaramente, a prescindere dalle norme attualmente vigenti.
E ancora: il mettersi a disposizione di certi “personaggi” affinchè allo Stadium ci siano striscioni e cori inneggianti a Lapo Elkann presidente.


I NO DELLA SSC NAPOLI

Questo è il passaggio che ci consente di parlare del Napoli. Le infiltrazioni criminali che detengono il potere negli stadi, hanno facoltà di orientare il consenso o la contestazione verso una Società. E allora hai due possibilità: stare al gioco, come pare abbia fatto la Juventus, in nome del quieto vivere. Oppure scegliere di non farti tenere per le palle e far saltare il banco, mandando tutti a quel paese. In Italia, però, se ti ribelli alle mafie, la paghi. E il tributo che De Laurentiis ha pagato è stato il papponismo.
Freschissime sono le dichiarazioni del Presidente del Napoli:

“Voi non sapete di cosa si tratta. Il giorno in cui lo scoprirete farete un mea culpa per aver diffuso cose non vere. Guardatevi report di ieri sera… Stato d’animo? Mi devo fare un’idea io… noi siamo informati da 14 anni. Dovreste fare delle domande al ministro degli interni ed ai suoi predecessori.”


PAPPOGENESI

Boooooom. Queste dichiarazioni ci dicono che il papponismo nasce da un ricatto non andato a buon fine. Da una connivenza negata. Dal rifiuto di chiudere un occhio e pure l’altro su certe cose. Il precedente passaggio su Lapo Elkann e la dinamica opposta del “caso Napoli” ci rivelano una struttura strategica del modus operandi della criminalità organizzata. Se col piccolo negoziante, la sanzione per il rifiuto al pagamento del pizzo è materialmente violento (picchiatori vari, bombe, vetrine frantumate ecc), nell’imprenditoria calcistica, dove il “negoziante” è grande e sotto i riflettori, la punizione è di tipo immateriale e lo strumento è l’opinione pubblica. L’organizzazione criminale la indirizza a favore o contro l’imprenditore, a seconda che questi accondiscenda o neghi le richieste pervenutegli.

Lo stesso Federico Ruffo ha dichiarato:

Tutti i presidenti che decidono di chiudere con il tifo organizzato meritano un plauso: De Laurentiis riceve un augurio di morte ogni tre minuti, ma De Laurentiis tende anche ad allontanare i calciatori che sono ripresi con personaggi ambigui.

Nessun compromesso quindi. Neanche quando si tratta di calciatori. E spesso anche amati dalla tifoseria. ADL proprio non ce la fa ad accettare un qualsivoglia contatto della SSC Napoli con certi “personaggi”. Sa che chiunque può essere un cavallo di Troia. Anche in buona fede, volendo. E sia mai che anche per questo mantiene l’organigramma del Napoli snello e “familista”, senza tanti livelli di management….


LA NDRANGHETA FA BUSINESS, I GOVERNI DEMAGOGIA

Ora, noi non siamo qui per fare processi e tanto meno per fare i tifosi. Lo stesso autore dell’inchiesta di Report si dichiara juventino incallito. Se anche volessimo pensare alla Juventus come parte lesa, vittima di un ricatto, sarebbe ancora più grave, dal punto di vista della convivenza civile. Un’azienda che fa capo ad una multinazionale potentissima che deve chinare la testa davanti ad una mafia. Orrendo.
Come si può pensare di fare campagne in cui viene chiesto al famigerato “negoziante” di denunciare le richieste di estorsioni, quando non vogliono o non riescono a farlo neanche aziende di portata internazionale? Trattasi di sconfitta dello Stato. Una vera e propria resa.
Dopo lo sgomento, viene da pensare con ancora maggior forza che la priorità di uno Stato, di un Governo, dovrebbe essere la lotta alle Mafie. E invece sembra questa un’istanza scomparsa dall’agenda governativa da anni, da decenni. Forse da sempre, con l’unica parentesi della stagione del tritolo. Quella di Capaci e Via d’Amelio, per capirci. Dove persero la vita Falcone e Borsellino. Da allora, un lento “passato ‘o santo, passat ‘a festa”, come si dice dalle nostre parti. Un caleidoscopio di stronzate fatte di bunga bunga, giaguari, rottamazione, manine, caccia al migrante. In una situazione odierna dove l’ultima campagna elettorale ha gridato all’antipolitica e schiaffato in un loculo di silenzio l’antimafia.
Non si può essere tanto ottimisti sul futuro, nella misura in cui è ben noto che le mafie sono anche bacino di voti. E allora è davvero faticoso immaginare un’azione governativa di contrasto alle mafie, laddove, per arrivare al Governo, occorre anche l’ausilio delle mafie stesse. Ancor più oggi che queste sono ormai penetrate nei gangli della grande imprenditoria legale e paralegale di questo Paese.
Lo ha ribadito proprio il 30 ottobre, ospite da Lilli Gruber, il PM antimafia Nicola Gratteri: “Nel mondo occidentale, in questo momento, è l’ndrangheta il problema principale e la comunità europea dovrebbe preoccuparsi e interessarsi. Le mafie in Europa commettono due reati: vendere cocaina e con quei soldi comprare tutto ciò che è in vendita. Sono due tipologie di reato che non comportano il morto a terra o la macchina bruciata, e quindi l’opinione pubblica si convince che in quel posto non c’è mafia. In realtà, la ‘ndrangheta che compra un albergo a Francoforte starà attento a che in quella via non rubino nemmeno una bicicletta“.
Nell’inchiesta “Alto Piemonte”, si arriva alla Juventus, proprio perchè è successo l’inghippo. Non si è riuscito ad evitare “il morto a terra” di cui parla Gratteri.


FIGC E CONI: “CE STA CHI CE PENZA”

In questo quadro, qual è l’approccio delle istituzioni calcistiche? Il neopresidente della FIGC Gravina commenta laconico: “la trasmissione non l’ha vista, quindi non posso dare giudizi”.
A cui fa eco il presidente del CONI Malagò: “la malavita è malavita e se ne deve occupare la giustizia ordinaria”.

Non sappiamo voi, ma a noi queste parole fanno venire in mente questo brano di Pino Daniele. Un pezzo di trent’anni fa che, purtroppo, è invecchiato benissimo.

P.S.: durante la preparazione di questo articolo, Report, ttraverso i suoi canali social, ha reso noto che La Procura di Cuneo, che indaga sulla morte di Raffaello Bucci, ha disposto la riesumazione dalla salma: un grandissimo passo avanti per la famiglia. Ci sarà una nuova perizia e verranno sentiti nuovi testimoni

 

 

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