Pienone al San Paolo, di coerenza

Pienone al San Paolo, di coerenza

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Il rigore assegnato alla Juventus per fallo di mano di Ferrari, tra l’altro a seguito della consultazione del VAR, è una oscenità.

I parametri da valutare in casi come questo sono:

 

  • movimento del braccio verso il pallone;
  • distanza dall’avversario;
  • intenzionalità nell’aumentare il proprio volume creando un ostacolo;

 

Superfluo dire che nel caso specifico la valutazione dei tre parametri avrebbero dovuto portare dritti verso l’assoluzione del difensore della Sampdoria.

Asserito ciò – però – i tifosi del Napoli devono smetterla di invadere i social con i soliti mugugni che riguarderebbero l’eventuale corruzione di un campionato che sarebbe già segnato a favore della Juventus.

Non vogliamo discutere se esistono o meno – in senso generale – gli elementi per sostenere taluni convincimenti, il discorso va affrontato su altri binari.

Non si può essere così sterili, così impalpabili, così inefficaci, tanto da non riuscire a fare altro che ricoprire il ruolo di frustrati, incapaci di andare oltre uno sfogo affidato ad un Social Network.

Si crede che questo gioco sia una farsa? Si ha la convinzione sia già tutto deciso a tavolino? Bene, allora si prendano iniziative concrete, anche drastiche, ma che si faccia rumore e non solo tanto irrespirabile fumo. Si abbia il coraggio di spegnere tutto, di vedere che ciò in cui si crede non esiste più.

Che senso ha lamentarsi ciclicamente? Che senso ha identificare questi presunti favori quali espressione ormai limpida di un disegno criminoso destinato a rendere la presenza delle contendenti puramente simbolica? Che senso ha essere persuasi da questi convincimenti e poi rimanere attaccati alla Tv o a un lurido sediolino dello stadio San Paolo per continuare a seguire questo sport?

La coerenza sfida a duello la passione, ma non può continuare a soccombere. Certo, ha un prezzo molto alto, ma va pagato se non si vuole che un credo che sta assumendo dimensioni mastodontiche si vanifichi in un nonnulla.

Non farlo, significherebbe continuare a vestire i panni di un bambino piagnone che si lamenta dei suoi giocattoli ma che non sa fare altro che usare quelli.

E in tutto questo marasma, il Napoli che fa?

Gioca. Si lamenta ma partecipa. Così come tutte le altre etichettate come defraudate.

Che la fetta della torta finisca puntualmente per addolcire le amarezze domenicali?

Guido Gaglione
Guido Gaglione

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