Patibolo parziale

Patibolo parziale

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Annienteremo anche lui. Disintegreremo anche la sua intoccabile immagine di vincente. Ma questa volta lo faremo per giusta causa. Anche Carletto Ancelotti finirà al patibolo. La colpa sarà di quel maledettissimo spot pubblicitario: li ricordate entrambi versione pistoleri? Li ricordate gli squarci aperti sulle prospettive vincenti? Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti, eleganti e sorridenti, immersi in quelle pose trionfali, ridiedero speranza ai tifosi.

Il numero uno del Napoli, all’epoca, aveva un solo modo per rendere indolore il distacco tra Maurizio Sarri e la sua gente, e l’ha perseguito, come ha sempre fatto, cavalcando la sua qualità più grande: essere un avanguardista. Solo un’icona del grande calcio internazionale avrebbe potuto riuscirci, solamente uno sguardo alla bacheca più ricca al mondo avrebbe potuto zittire qualsiasi alone di malumore. E così fu.

Se ne convinsero tutti, tifosi, addetti ai lavori  e calciatori, anche quelli che, a seguito della cocente delusione seguita allo scudetto mancato, ritenevano chiuso un ciclo ed erano scarichi come pile ossidate. Il convincimento fu dilagante ed immediato, come una colata lavica che rade al suolo il sottostante.  Con Carletto si vince, pensammo tutti.

Ma a quali fossero le basi su cui si fondava questa impalpabile ma corposa persuasione, nessuno pensò.

Perché mai il Napoli si sarebbe finalmente dovuto trovare nella condizione di poter vincere? Cosa avrebbe potuto portare di così decisivo mister Ancelotti?

Le risposte sono state varie e molte di esse hanno occupato determinati spazi temporali: in fase di campagna acquisti si è pensato ai grandi nomi, tutti quelli che magari avevano incontrato sulla propria strada il mister di Reggiolo, ma niente. I vari Di Maria, Cavani, Benzema, David Luiz, Vidal, hanno solo messo tanto inchiostro su carta, all’ombra del Vesuvio non si è visto nessuno, se non per mere questioni personali.

Il mercato del Napoli conferma il suo modus operandi e, seppur con grandissima oculatezza e competenza, rivolge il suo sguardo a target ben diversi.

Dunque, si vira sull’esperienza, il carisma e la tranquillità del Mister. La convinzione modifica i suoi parametri: saprà come plasmare la materia umana di cui dispone, saprà dar loro i giusti input per affiancare alle grandi potenzialità tecniche la mentalità vincente.

A questa versione si dà sempre più credito nel corso del tempo, i risultati avallano il tutto, nonostante l’eliminazione in Champions che, per come è arrivata, non alimenta insurrezioni.

Il fallimento del secondo obiettivo stagionale rompe gli argini. Quella di ieri è stata una debacle. Tattica, sicuramente. Ma soprattutto caratteriale. Che Carlo Ancelotti giustifica così:

“Non siamo brillanti in questo momento”

E siamo d’accordo con lui. Perché, al netto di scelte di formazioni discutibili, ieri in campo chiunque sarebbe stato inghiottito da quell’atmosfera di velata rassegnazione, da quella depressione latente, da quella superficialità che era nella testa prima che nei piedi.

Quindi, perché la squadra è stata poco brillante? Come si fa ad arrivare ad una delle gare più importanti della stagione così scarichi?

Dal punto di vista fisico, scarichi non lo siamo stati, la squadra ha corso fino a fine gara, quindi il mancamento è stato di carattere mentale.

E’ verissimo che ci stiamo lasciando alle spalle un mese complicato, pieno zeppo di spifferi fastidiosi di ogni tipo, su tutti quelli legati alla faccenda Allan-PSG, ma taluni intralci sono quotidianità per club di questo livello, non possono poi finire per pregiudicare una stagione intera.

E allora, perché il Napoli si scioglie puntualmente sul più bello?

Forse, i vari Ancelotti, Sarri, Benitez e via discorrendo sono accomunati da un solo triste comune denominatore: aver guidato un gruppo sano e talentuoso ma incapace di aggrapparsi al traguardo con la ferocia necessaria, privo della spietatezza sportiva forse assente in ognuno di loro.

Adesso, le chance per evitare la catastrofe mediatica si sono ridotte da tre a una soltanto: se dovesse sfumare anche la vittoria dell’Europa League Ancelotti sarà stato incapace di vincere come tutti i suoi predecessori, i tifosi saranno scontenti come sempre e il solo Aurelio De Laurentiis avrà raggiunto, come da anni a questa parte, il suo obiettivo stagionale.

Guido Gaglione
Guido Gaglione

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