Capitano coraggioso

Capitano coraggioso

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No, le critiche a Marek Hamsik proprio non ci piacciono. E non ci piace nemmeno la posizione assunta dal Napoli, quella di una società che stavolta sarebbe vittima della pressione esercitata dal calciatore.

Partiamo dalle prime, le critiche. Venute fuori senza sorprenderci.

E’ sbagliato essere istintivi e commentare la faccenda con il cuore sanguinante tra le mani. Bisogna essere oggettivi e partire da un dato di fatto: nel mondo del calcio, i calciatori decidono dove lavorare, a prescindere dai vincoli imposti dalle firme poste in calce ai contratti.

Ebbene, Marek Hamsik ha firmato la prima volta per il Napoli il 28 giugno del 2007; ricordiamo a chi non se ne fosse accorto che ora siamo nel 2019. Dodici lunghi anni vissuti alle falde del Vesuvio dopo aver respinto le lusinghe delle squadre più importanti d’Europa. Hamsik ha deciso di rimanere a Napoli, è stato lo slovacco a scegliere il capoluogo partenopeo. Se si fosse impuntato sarebbe andato via, non lo dimentichiamo.

Hamsik ha dunque scelto Napoli. E, nonostante Marek non fosse napoletano, non si può dire che non abbia imparato a voler bene a questa città, che non l’abbia resa una causa da sposare.

Pensate sia stato semplice per uno slovacco vivere a Napoli così a lungo? Sfatiamolo il luogo comune (divenuto anche abbastanza stucchevole) della città del sole, del mare e del mandolino, della metropoli che piace a tutti, quella di un’oasi felice e irrinunciabile. Abituarsi ai ritmi di questa città, alle sue illogicità, alle sue assurdità, alle sue annose e irrisolte problematiche, non deve essere stato semplice per uno come lui. Per non parlare poi della vita da reclusi a cui obbliga l’asfissiante passione dei tifosi.

Ciò nonostante, Marek Hamsik ha scelto il capoluogo campano, ha fatto crescere qui i suoi figli ed è ingeneroso inserirlo ora in coda (o in cima) a coloro i quali hanno fatto determinate scelte solo ed unicamente per mere questioni economiche.

In tutti questi anni, affinchè si spegnessero tutte le lusinghe altrui, al netto di un contratto milionario, Marek Hamsik, sul piatto della bilancia, ha sicuramente messo l’amore spassionato che gli ha rivolto una popolazione intera, avrà considerato un ruolo – il suo -rappresentativo e gratificante e anche un progetto ambizioso seppur non contenesse in sé garanzia di vittorie.

Marek Hamsik, insomma, ha avuto il suo tornaconto, ma ha anche fatto una scelta di vita che prescindesse assolutamente da quanto essa finisse per influire sul suo conto in banca.

La verità esula da tutto ciò: nella vita, le situazioni cambiano e non per questo annientano la storia.

Bisogna essere aperti alle evoluzioni, anche alle più dolorose, bisogna guardare ed accettare la realtà lasciando fuori il risentimento, la delusione, la sofferenza, tutte emozioni pronte ad emergere allorquando la nostra volontà, nostro malgrado, viene rinnegata.

La vita è fatta di cicli e Marek Hamsik, semplicemente, ha capito che il suo ciclo a Napoli fosse chiuso. A dire il vero lo aveva capito già l’estate scorsa, ma la società non lo ha accontentato.

Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti, all’epoca, non avevano garanzie tecniche, non erano certi dell’immediata affermazione di Fabian Ruiz, avevano temuto il vuoto che avrebbe potuto lasciare il capitano e non lo hanno lasciato andare.

Lui ha accettato di rimanere, in silenzio, ed ha continuato a fare il professionista. Pur continuando a custodire in sé il desiderio di cambiare aria.

Una volontà che la SSC Napoli in questa finestra di mercato ha voluto vedere, ha voluto prendere in considerazione. Grande gesto di altruismo? Niente affatto. L’avallo di mister Ancelotti ha solo evidenziato il cinismo di una società che ha ritenuto il professionista Marek Hamsik non più utile alla causa. In altre parole, un elemento da ringraziare e scaricare.

Una esigenza che si è però sposata alla perfezione con quel desiderio riposto nel cassetto da Marek che l’ha rispolverato e concretizzato.

In questa storia, però, al di là delle apparenze, non c’è spazio per l’ingratitudine.

Separarsi è epilogo inevitabile, ma non avulso da dolore e sofferenza per entrambe le parti. Non condividiamo la versione dei fatti estrinseca ai sentimenti. La componente emozionale non può essere rasa al suolo da una cinica lettura che impone a tifosi e calciatori di non innamorarsi reciprocamente.

Noi abbiamo amato Marek Hamsik. Lui ha amato noi. Finchè è durata.

Non esiste un carnefice, così come non vi è una vittima. Siamo in presenza di una rapporto finito che non merita alcuno strascico negativo.

Napoli ha goduto della tua classe, della tua signorilità, della tua professionalità. Tu a Napoli sei diventato uomo prima del previsto, come avviene in tutte le realtà difficili e altamente formative.

Vai via tranquillo, Marek, svuotato da sensi colpa. Non li meriteresti.

Ad essere meno sereni siamo noi. Un dubbio ci assilla e non riguardano questioni tecniche: con gli obiettivi cosiddetti importanti e fattibili ancora in piedi saresti andato via adesso ugualmente?

 

Guido Gaglione
Guido Gaglione

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