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Stop al perdentismo. Tutti al corso di Cholologia

Leoni o agnellini? Giganti o lillipuziani?

Chi sono davvero i calciatori della Juventus?

L’Europa ci consegna l’immagine di una squadra forte ma battibile, che può essere domata, finanche dominata, messa alle corde e battuta.

L’Italia – invece – ce la sostituisce con quella di una corazzata imbattibile e incontrastata.

Ok, state pensando alla differenza di valori tra le squadre europee e quelle italiane, giusta osservazione. Ci sta. Ma davvero basta solo questo per rendere granitica una differenza così abissale?

Forse no. E non stiamo alludendo ai presunti favori arbitrali che, in campo nazionale, navigherebbero sott’acqua per muovere i fili nascosti di un epilogo scontato.

Ci riferiamo – piuttosto – ad una condizione mentale che è ormai più che radicata nell’inconscio di ogni squadra italiana.

Diciamocelo chiaro e tondo: chiunque affronti la Juventus nel campionato italiano parte sconfitta. Sulla mente di chi l’affronta vi sono una serie di convinzioni che non sono altro che l’anticamera alla resa.

Ponetevi per un solo attimo nei panni di chi affronta una squadra che reputa fortissima, aiutata dagli arbitri quando il campo non la premia e, magari, anche baciata dalla dea bendata. Quante possibilità avreste di vincere la gara? Chance vicine allo zero. Ciò che in pratica accade quasi sempre.

In Europa questo non accade. La Juventus, anche con squadre non di primissimo ordine, ha spesso sofferto, faticato e sovente perso.

Forse perché gli avversari hanno avuto la testa sgombra? Forse perché non hanno fatto propri una serie di convincimenti deleteri innanzitutto per se stessi?

Sicuramente si.

Avete capito bene, stiamo cercando di dirvi che se in Italia la Juventus spadroneggia la colpa è anche nostra, nostra di chi si piange addosso, di chi fa della dietrologia (in riferimento alle condanne sportive subite dalla Juventus in passato) un cavallo di battaglia sempre attuale, di chi non crede sia più possibile mettere sotto una squadra fortissima nei valori tecnici ma che ormai campa di rendita sulla resa psicologica dei suoi avversari.

L’ultima apparizione europea della Juventus ne è stata l’ennesima prova. Il valore di un’ottima squadra come l’Atletico di Madrid ha avuto il suo peso ma a far pendere l’ago della bilancia dalla parte degli uomini di Simeone è stato altro: grinta, ardore agonistico e totale assenza di paura. Questi ingredienti hanno trasformato i  colchoneros   in leoni e i bianconeri in agnellini.

Queste, sono giornate di vento forte e le folate popolari hanno cambiato gli scenari: Carlo Ancelotti è tornato ad essere per tutti il più grande allenatore italiano, Milik ha svestito i panni di bidone per indossare quelli di invidiabile cecchino, Sarri da Maestro stimato è retrocesso a discente distratto.

Auguriamoci che lo stesso vento spazzi via anche una volta e per sempre il perdentismo.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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