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Il gancio che lega il senso di fallimento ai proclami del Napoli

Il tifoso del Napoli è deluso.

Ma che cosa è la delusione? E’ un’aspettativa disattesa.

La problematica risiede, dunque, nelle speranze che la stessa Società Sportiva Calcio Napoli ha impiantato nell’animo dei tifosi.

Noi abbiamo sempre creduto (e lo crediamo ancora) che Aurelio De Laurentiis sia, al momento, uno dei presidenti migliori che abbia mai avuto la società partenopea ma non possiamo che definire come un clamoroso autogol non aver mai esplicitato gli obiettivi stagionali in relazione al reale potenziale del club.

Si è sempre operato in maniera eccellente rispetto a quelle che erano, di fatto, le mete raggiungibili ma non si è mai privato il tifoso di credere in quel sogno che è sempre stato più vicino all’utopia che alla fattibilità.

Un errore che hanno commesso un pò tutti.

L’estate scorsa è stato lo stesso Presidente che, intriso di euforia per l’ingaggio di Carlo Ancelotti, ha esplicitato l’obiettivo scudetto, onda sulla quale è salito con il suo gasato surf anche lo stesso tecnico di Reggiolo. Ma non dimentichiamo nemmeno i vari Hamsik, Insigne, Albiol che, a turno, si sono lasciati pubblicamente accarezzare dal sogno mostrandolo come possibile.

Chiarissime come mai le dichiarazioni del folletto di Frattamaggiore nella conferenza pre-Zurigo-Napoli; in quella occasione, le dichiarazioni sono state perfettamente in linea con il sentimento popolare:

“Ci siamo un po’ scocciati di partecipare soltanto”

Una frase tanto vera quanto pesante.

Una società navigata e matura è attenta alla qualità delle dichiarazioni di tutti i suoi tesserati, da primo all’ultimo. Il Napoli non lo è.

Se Insigne e i suoi compagni si sono scocciati di partecipare soltanto, perché scocciati non lo dovrebbero essere pure i tifosi?

Se De Laurentiis e Ancelotti fanno riferimento alla vitttoria del campionato o dell’Europa League quando ci si riferisce agli obiettivi stagionali perché mai i tifosi non sarebbero autorizzati a parlare di fallimento qualora questi obiettivi non fossero raggiunti?

Ecco perché il desiderio di vittoria è divenuto pretesa. Diciamocelo francamente: la stagione non ha preso una bella piega: con lo scudetto distante l’imbarazzante cifra di 18 punti e la Coppa Italia gettata alle ortiche con la sciagurata gara di Milano, il tutto viaggia su di un filo sottile che tiene unito il Napoli a Baku, in Azerbaigian, sede della finale di Europa League.

Se il Napoli dovesse arrivarci e vincere, sarebbe trionfo. Ma se ciò non dovesse accadere, sarebbe fallimento.

E – ribadiamo – lo sarebbe in funzione di quanto ha esplicitato la Società, non in senso assoluto.

Se il Calcio Napoli curasse i dettagli di una comunicazione spesso dilettantistica, raccoglierebbe molto più consenso popolare e spazzerebbe via quasi tutte le polemiche che gli si ritorcono contro.

Una società che sta facendo benissimo in rapporto alle sue potenzialità ha l’obbligo morale di essere chiara con i propri tifosi evitando di confondere i sogni con gli obiettivi.

Certo, il tifoso potrebbe essere perspicace, leggere tra le righe e comprendere comunque. Ma ADL è così sicuro lo siano tutti?

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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