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Ai domiciliari nella seconda piazza

Empoli e Genoa espongono gli azzurri al pubblico massacro.

Ma cosa si pretende da questo Napoli? Che non pareggi con squadre medio-piccole? Che non venga eliminato da durissimi gironi di Champions? Che tenga il passo di una Juventus stratosferica? Che non incappi in cali di tensione? Impossibile.

Il Napoli è questo e forse si può essere contenti ugualmente. E’ una società che con un lavoro costante e certosino ha scalato la classifica di Serie A piazzandosi in pianta stabile al secondo posto alle spalle della Juventus.

Ma non è ancora una compagine capace di non avere cali di tensione. Non è ancora una squadra capace di imprimere sempre e comunque sull’avversario l’impronta dei vincenti a tutti i costi. Non è ancora formata da calciatori nel cui sangue non scorre manco per errore la parola sconfitta.

E’ dunque assolutamente inutile lasciarsi sballottare dalla giostra degli umori contrastanti, il giudizio deve essere sempre complessivo, relativo al potenziale e agli obiettivi, non alla singola gara.

La sintesi estrema dell’attuale momento è molto semplice: il Napoli ha di fatto in tasca la seconda posizione già acquisita ed è ad una manciata di partite dalla finale di Europa League. I tifosi sono in fibrillazione per questo, sognano, fantasticano, non stanno nella pelle. E la spiegazione di queste folli emozioni risiede nella straordinarietà dell’evento. Ma pensate che straordinario lo sia solo per i tifosi? Per questi calciatori e per questa società pensate siano ordinari? Niente affatto. L’adrenalina e la disabitudine che scorrono nelle vene dei tifosi sono le stesse presenti in quelle dei calciatori e dei vertici societari.

Città, società e calciatori: da nessuna parte si respira abitudine.

Ecco perché, in assenza di una forma mentale collaudata e abituata alla vittoria a tutti i costi, la mente inconsciamente settorializza, sceglie dove incanalare le energie.

Inaccettabile nel principio, comprensibile se si considera il background del ciuccio.

E sfatiamo anche un altro luogo comune dal sapore ridicolo: può non bastare Ancelotti per invertire la rotta. Il pluri-titolato mister emiliano porta esperienza e competenza, ma è solo una delle tessere che compongono il mosaico chiamato vittoria.

Magari giovedì il Napoli tornerà da Londra con una prestazione straordinaria ed un risultato entusiasmante, torneranno i titoloni trionfalistici e gli elogi. Ma il Napoli sarà sempre e solo uno: quello capace di rendere le vette alte il suo habitat naturale ma anche quello incapace di tenere sempre alta la tensione, con tutte le ormai inevitabili critiche al seguito.

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Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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