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Il Napoli non ha fallito la stagione. Ancelotti si

E’ lunedì sera. Il lunedì successivo al giorno che ha sancito l’ennesima qualificazione del Napoli in Champions League.

Nei vari salotti televisivi fanno a cazzotti due schieramenti: quello secondo cui il Napoli ha fallito e quelli che sono appagati dal raggiungimento dell’obiettivo.

Noi siamo perplessi. Quasi tirati per le braccia dall’una e dall’altra tesi.

I giorni che seguono potremmo definirli meditativi, poi, si accende una lampadina che fa luce su una frase, quella che è stata poi promossa a titolo di questo articolo: il Napoli non ha fallito. Ancelotti si.

Ci è sembrato improvvisamente lampante che fosse un errore madornale far convergere la valutazione della stagione della società con quella del tecnico.

Cosa ci si aspettava dal Napoli? Sicuramente che come minimo raggiungesse nuovamente una posizione valida per la qualificazione in Champions League. Obiettivo raggiunto? Si, e pure egregiamente. Motivo per il quale la stagione degli azzurri non può che essere definita positiva e soddisfacente. 

E da Ancelotti? Cosa ci si aspettava?

Qui, l’affare si complica. In questo caso, a sparire, non è un prezioso bracciale, come nel vibrante film diretto da Luigi Faraldo ma le promesse del tecnico di Reggiolo, spinte in pompa magna ad inizio stagione da un curriculum che non è riuscito nell’impresa di frenare fantasia ed esaltazione.

“Sono qui per vincere, non per pettinare le bambole”

è un’indelebile incisione sull’epilogo: Ancelotti si, lui ha fallito.

Rispetto alla passata stagione il suo avvento non ha prodotto passi avanti, anzi, in termini estetici vi è stata solo una profonda regressione.

L’avvento di Ancelotti sulla panchina azzurra non ha portato la città a vincere e basterebbe rievocare i suoi proclami estivi per etichettare come negativa la stagione di Re Carlo. Ma noi siamo comprensivi e soprattutto non avvinghiati alla conquista del titolo a tutti i costi. Ci saremmo accontentati di un aggiuntivo step in avanti, magari l’ulteriore riduzione del gap che ci divideva dalla Juve.

No, manco quello è accaduto. Anzi.

E la tanto auspicata mentalità vincente? Quella, almeno, è stata conquistata?

Niente, anche quella è rimasta un miraggio. La fragilità mentale che questa squadra ha sempre palesato nei momenti importanti (su tutti il famoso scudetto perso in albergo a Firenze), non ne ha voluto sapere di lasciarsi trasportare dai venti e abbandonare i cieli di Napoli. La scellerata prestazione di Milano (Coppa Italia) e la doppia sfida con L’Arsenal in Europa League ne sono state la certificazione più cruda.

Quindi, al momento, Carlo Ancelotti ha stupefatto Napoli solo per il suo background, per la sua ricca storia e per il suo palmarès. Sino ad oggi.

Per epiloghi diversi, appuntamento alla prossima stagione (si spera).

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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