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CampoEuropa

La grande bellezza invisibile in Italia

Il mondo, compreso gli appassionati italiani di calcio, è estasiato a seguito della visione delle due semifinali di Champions League.

Merito della qualità del gioco espresso? O forse dei requisiti tecnici insiti in quei calciatori? Magari si tratta di due verità, ma noi crediamo ci sia anche dell’altro.

Ci si mette comodi in poltrona, si imposta il canale e si apre dinanzi ai nostri occhi un sipario attraverso il quale si vede un calcio diverso da quello a cui si è abituati.

Quello che colpisce è la leggiadria che si percepisce nei protagonisti, attori unici di spettacoli indimenticabili.

Un calcio fatto, come è ovvio che sia, di tecnica e tattica, ma anche di atmosfere sublimi. Ci si imbatte in stadi stupendi, moderni, festanti e, soprattutto, senza barriere. Quando lo spettacolo comincia è come se si venisse travolti da un vortice di emozioni. Ritmo e velocità la fanno da protagonisti assoluti. Se Carlo Carrà, pittore futurista, avesse avuto modo di assistere a questo calcio, ne sarebbe rimasto estasiato. Il desiderio di esaltare velocità e dinamicità – concetti situati alla base dei principi futuristi – sarebbe rimasto appagato totalmente.

“La partita di calcio” – (Olio su tela, 90X70 cm – 1934). Galleria Comunale d’Arte Moderna, Roma.

Al di là della frenesia motoria, qualità tecniche e abilità tattiche sono evidenti, ma non le sminuiamo se, ad esse, proviamo ad affiancare altro. Cosa? La serenità.

Mettiamoci un attimo nei panni di un calciatore che scende in campo in uno dei contesti protagonisti di questi ultimi due giorni europei: crediamo possa essere pervaso da un grande senso di responsabilità ma anche da una profonda tranquillità di fondo. Attorno a sé vive una mentalità che fa sì che i tifosi desiderino, non pretendano. I tifosi di Ajax, Tottenham, Barcellona e Liverpool hanno esplicitato la rispettiva aspirazione di vincere, non una smodata e biasimevole avidità, sfociata in bramosia sfrenata e pressante.

I calciatori che hanno la fortuna di mostrarsi a palcoscenici pregni di cultura sportiva ne traggono dunque beneficio. L’attesa dell’evento sportivo diventa sana tensione, non limitante ansia.

Per tutte queste piazze la vittoria è uguale a festa, la sconfitta è uguale a scrosciante applauso. Le polemiche, la rabbia, le ripercussioni, sono riposte con decisione all’esterno di una porta blindata.

Insomma, laddove esiste la vera cultura sportiva si creano le condizioni ideali affinchè un atleta possa dare il meglio di sé, divertendosi.

Vi è capitato nuovamente di voltare lo sguardo verso il calcio nostrano? Forse si, come è capitato anche a noi. E vi siete avviliti. Come darvi torto? Il bel Paese del calcio tutto è tranne che bello. Dalle nostre parti regna sovrana la rabbia, la voglia di vendetta, l’accanimento anti-sportivo. Triste assai.

Poi, ci lamentiamo se nei momenti cruciali il calcio italiano affonda. Poi, protestiamo se da napoletani vediamo gli azzurri soccombere.

Forse, si genera troppa pressione. Forse, le aspettative degli appassionati italiani vanno oltre la normale attesa di un evento sportivo.

Dunque, al netto delle ipotetiche inferiorità che ci caratterizzano al cospetto di una parte dell’Europa calcistica, dovremmo cominciare a chiederci che effetti possa sortire sui nostri calciatori (che sono uomini ancor prima che atleti), una pressione come quella che si subisce nel nostro Paese.

Se fosse proprio il nostro atteggiamento asfissiante a rendere la vittoria più difficile?

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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