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L’ultimo baluardo

Sono ore di fermento quelle che ruotano attorno alla questione Sarri-Juventus. A noi, invece, la faccenda non interessa nemmeno un po’. Non più.

Il Comandante – approdi o meno alla corte bianconera – ci ha già profondamente deluso.

Caro Maurizio, non ti abbiamo incoronato “Comandante” per caso, non è un’etichetta che ti è stata appiccicata sulla fronte da un bambino per gioco; è una certificazione, che ha avuto, e continua ad avere, un senso, un significato, che ha una storia.

Sei stato a capo di una spedizione culminata in una sconfitta, ma capace di donare momenti di vibranti e indimenticabili emozioni.

Hai guidato, indirizzato, inneggiato, incoraggiato, inorgoglito, hai fatto godere e sognare. Sei diventato un’icona, un punto di riferimento, hai tracciato un solco così profondo da imprimere un idioma.

Sarebbe finanche riduttivo definirti una guida; tu, sei stato LA guida.

Ti sei calato tra le maglie strette e impregnate di dolore di tutti quei napoletani mortificati dalle quotidiane offese ricevute da chi napoletano non è, hai fatto notizia e scalpore per aver mostrato il dito medio a chi si era permesso di offendere i partenopei, anche a costo di macchiare di ignominia l’immagine di un professionista.

Hai esplicitato la rincorsa al “palazzo”, nella speranza di conquistarlo.

E non ha contato nulla non esserci riusciti. Tu eri e sei rimasto “Il Comandante”.

Merito della tua spontaneità, del tuo essere verace, ma soprattutto del tuo esserti schierato in modo netto, limpido, inamovibile e inequivocabile dalla parte dei napoletani.

Poi, hai scelto di andar via. Con la morte nel cuore, almeno così ci hai detto.

Lo hai fatto in onore dell’amor proprio. Si definisce così la volontà di fare qualcosa di positivo per se stessi. E tu lo hai fatto, giustamente. Avevi voglia di guadagnare di più, di provare a vincere. Cose, che nel tuo modesto passato, non eri riuscito a fare.

Il Chelsea ti ha dato ciò de sognavi. Ti abbiamo visto arricchito (sia di emozioni che di denaro), ti abbiamo visto alzare un trofeo. Abbiamo gioito per te, tutti i napoletani hanno tifato e gioito per te e con te.

Vederti alzare le braccia al cielo è stato bellissimo, anche perché quelle movenze ci hanno tanto ricordato quelle rivolte al cielo di Torino la sera del 22 aprile 2018.

Già, Torino.

Resta viva la traccia che ti porta proprio lì, sponda bianconera. Ma a farci star male non sono le voci dei ben-informati, non è radio-mercato, sei stato tu:

“I Napoletani sanno quanto li voglia bene, ma ,a volte, la vita professionale ti porta a fare scelte diverse”

Non hai escluso l’eventualità di sederti su quella panchina e ci hai dato un colpo al cuore.

Oramai hai conquistato la ribalta europea, il conto in banca non ha più languori di stomaco, la tua spasmodica fame di gratificazione si è attutita, non hai più alcun motivo per essere ingordo al punto tale da ferire chi ti ama profondamente.

“L’anno scorso sono andato all’estero per non andare DIRETTAMENTE in un’altra squadra italiana”

“Dedico la vittoria ai tifosi del Napoli”

Si chiamano “Contentini” e, sinceramente, non sappiamo cosa farcene.

Siamo delusi.

In un calcio che sta affogando, sballottato tra freddi interessi e losche ombre, eri stato uno dei pochi a tenere in vita il romanticismo.

Eri.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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