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O comandante, mio comandante

Occhiali rettangolari che incorniciano occhi scuri e profondi, di chi guarda lontano con molta concentrazione, senza perdersi nessun dettaglio. Capelli corti e brizzolati, di chi porta sulle spalle il peso di una lunga esperienza, sia nel campo sia fuori dal campo. Espressione seria che talvolta si scioglie in un caloroso sorriso. Labbra sottili di chi è indipendente, ambizioso, sensibile e attento. Barba incolta, figura slanciata, tuta, perché è un antidivo per eccellenza.

Maurizio Sarri approda a Napoli l’11 giugno 2015. Arriva in punta di piedi, senza molto clamore. Non è un blasonato, non è un veterano. A differenza di tanti colleghi, in gioventù non è stato un calciatore, era un bancario che a un certo punto della sua vita ha deciso di fermarsi e di invertire la rotta, partendo da zero, dirottandosi nel mondo del calcio per dare inizio a quella che si è rivelata una lunghissima gavetta. Anni e anni di militanza nelle serie minori, finchè un giorno, in casa Empoli, comincia a brillare di una luce più forte: con un colpo di coda alla Serie B conquista letteralmente la Serie A e l’Empoli viene considerata la squadra rivelazione del campionato.

Questa sua esperienza, questo suo partire dal basso sembra riflettersi nel suo abbigliamento: niente completi scuri ed eleganti, Maurizio è un uomo in tuta. L’umiltà lo tiene con i piedi ben saldi a terra. Ma essere umile, non significa essere banale: Sarri è originale, Sarri è eclettico. E’ un maniaco degli schemi, usa un discreto numero di droni in allenamento per poter monitorare e controllare al meglio i movimenti; ha una concezione di gioco basata sulla velocità e sulla propensione offensiva. Eppure i giocatori si divertono, si sentono partecipi e liberi di esprimersi all’interno dei meccanismi che il mister costruisce.

La chiave interpretativa forse risiede nel senso di appartenenza: Sarri è napoletano dentro, nei gesti, nelle parole, in quello che esprime; Sarri conosce la forza necessaria per emergere e farsi valere nel mondo, quella che dopo essere inciampati ti fa riallacciare le scarpe per ricominciare a correre.

 La particolarità del suo approccio sta nel riuscire a spingere i suoi uomini a distinguersi dagli altri e nel saper individuare le loro attitudini. L’entusiasmo contagia la squadra. Gli uomini di Sarri escono fuori dai ranghi sentendosi parte di un gruppo. Sarri si muove abilmente nell’eterno dualismo tra ragione e sentimento. E’ l’interprete perfetto del carpe diem: cogliere le occasioni, le opportunità, con passione e creatività, avendo rispetto del proprio tempo e senza lasciarsi condizionare da speranze ipotetiche, confidando il meno possibile nel domani. Allenarsi con determinazione, all’interno di schemi rigidi, controllati; non affidare nulla al caso e allo stesso tempo sperimentare la libertà di esprimere se stessi al meglio delle proprie capacità: questo è Sarri.

Ma come accade sempre, dopo un sogno c’è il risveglio.

E, come gli studenti de L’attimo fuggente si videro strappar via dalla loro aula il professor Keating, squadra e tifosi hanno visto allontanarsi dal campo mister Sarri, allo stesso modo, ingiustamente, perché in fondo non c’era niente che non andava…. “Oh Capitano! Mio Capitano!”. La nave, che aveva superato ogni ostacolo intrepidamente, conclude il suo viaggio. Ad accoglierla fiori e ghirlande, ma il Capitano non c’è più.

“Che v’è di buono in tutto questo, o vita, ahimè? Che tu sei qui, che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuirvi con un tuo verso”.

E noi aspettiamo il prossimo verso che scriverà il Napoli.

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