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E’ tutta una questione di formule

Ormai è il tormentone dell’estate, in pieno stile latino. James Rodriguez sarà un giocatore del Napoli o, citando Ancelotti, non lo sarà mai? Questo potrà dirlo solo il tempo, ma una frase detta da De Laurentiis innesca un interessante dibattito sulla sostenibilità economica dell’affare: “non vogliamo cedere alle ingiuste richieste del Real Madrid”

La trattativa

E’ chiaro a tutti che El bandido gradisce la destinazione Napoli. Il ragazzo ha un feeling particolare con Ancelotti, sa che a Napoli si rilancerebbe in maniera definitiva e, soprattutto, potrebbe respirare a pieni polmoni l’entusiasmo che la piazza gli garantirebbe.

Tutto fatto allora? Non esattamente. C’è da superare uno scoglio non proprio agevole, rappresentato da un omone occhialuto che rispone al nome di Florentino Perez. Ironia della sorte, il presidente del Real Madrid di secondo cognome fa Rodriguez, proprio come James.

Partendo dall’ormai celebre cifra di 42 milioni, ovvero il riscatto a prezzo prefissato non esercitato dal Bayern Monaco dopo il presito biennale, dalle parti della capitale spagnola fanno sapere che il colombiano parte solo a titolo definitivo, da Castelvolturno rispondono che può bastare un prestito oneroso di 7/8 milioni con obbligo di riscatto per il restante.

Questo dettaglio è tutt’altro che irrilevante. Volendo anche accettare una dilazione di pagamento triennale sull’acquisto a titolo definitivo, dal punto di vista del Real Madrid accettare la proposta del Napoli significa incassare la metà del dovuto, in quanto il bonifico iniziale sarebbe di 7 milioni e non di 14, cioè un terzo di 42.

All’alba del calciomercato le merengues hanno già speso 303 milioni, con all’orizzonte il sogno (non a prezzo di saldo) di portare Paul Pogba al Bernabeu. E’ naturale che Florentino tiri un po’ sul prezzo e sulla modalità di acquisto.

Da quest’altra parte De Laurentiis non ha fretta. Da un lato sa di avere una squadra forte, James sarebbe la ciliegina sulla torta, dall’altro sa che il suo collega sta per cedere, e anche bene, esuberi di lusso quali Keylor Navas, Dani Ceballos, Lucas Vasquez e, chissà, Gareth Bale.

Aspettare due settimane per affondare il colpo decisivo potrebbe sì giocare brutti scherzi, perchè i vari Atletico Madrid, PSG e lo stesso United potrebbero infilarsi nella trattativa lasciando poco margine alla società azzurra, ma c’è anche da dire che il rapprto tra il Napoli e la Gestifute di Jorge Mendes sta funzionando senza strappi, quindi l’accordo con il calciatore al momento prevale su tutto.

Il risparmio è evidente

Al di là dell’aspetto finanziario, già analizzato, cosa cambia a bilancio per il Napoli se acquista James in prestito con obbligo di riscatto e non a titolo definitivo? Risposta: tutto.

Facciamo una semplice proiezione con le cifre che più o meno insistentemente stanno girando in questi giorni, presupponendo una durata contrattuale complessiva di 5 anni. Le alternative, come detto, sono due: acquisto a titolo definitivo alla cifra di 42 milioni oppure prestito oneroso di 7 e riscatto obbligatorio fra un anno al costo di 35 milioni.

Nel caso di acquisto immediato a titolo definitivo si applicherebbero le ordinarie aliquote di ammortamento sul valore del cartellino. Come ormai noto a tutti, il Napoli adotta un criterio di ammortamento “accelerato”, vale a dire non a quote costanti ma decrescenti:

Il piano di ammortamento del cartellino di James sarebbe così formato:

Nel caso invece di prestito oneroso con obbligo di riscatto la regola contabile è molto semplice: l’intero importo corrisposto per il prestito viene ammortizzato immediatamente, mentre il valore residuo (quello cioè di riscatto del cartellino) segue la regola generale per i restanti anni di contratto, in questo caso 4.

Seguendo il criterio utilizzato dal Napoli, per i 4 anni residui dopo il riscatto le aliquote sarebbero le seguenti:

Il piano “alternativo” sarebbe quindi il seguente:

Come detto, la base di calcolo per le quote di ammortamento a partire dall’anno del riscatto (Anno 2 in tabella) è rappresentata dal valore residuo del cartellino, quindi 35 milioni.

Tirando le somme, la differenza tra le due formule sta tutta qua:

Nel primo anno il bilancio del Napoli avrebbe meno costi per circa 10 milioni di Euro. La contropartita a tale beneficio sarebbe spalmata nei quattro anni successivi. Da notare come l’impatto negativo del secondo e del terzo anno sarebbe quasi trascurabile, mentre più rilevante sarebbe quello del quarto anno.

Puntare su un calciatore come James, tuttavia, deve essere visto come un investimento. Il colombiano si porterebbe dietro visibilità, effetto mediatico, sponsor, tutta una serie di “contatti” i cui riflessi in termini di introiti ricadrebbero gioco forza sul Napoli.

Quando l’indotto andrà a regime, i maggiori costi di ammortamento sarebbero in questo modo facilmente assorbiti.  

L’ingaggio non è un problema

E’ chiaro che l’acquisto di James Rodriguez per il Napoli rappresenterebbe (finalmente) un investimento programmatico in ottica di medio periodo. La caratura tecnica non si discute, ma addirittura nei prossimi anni la sua presenza in un Napoli costruito per vincere può fare da traino per altri calciatori del suo livello.

Uno degli aspetti cardine della trattativa, da sempre punto focale della policy attuata da De Laurentiis, è rappresentata dall’ingaggio. James al Bayern ha percepito 6,5 milioni netti all’anno più bonus.

Pare che il Napoli abbia subito trovato la quadra con il calciatore sulla base delle stesse cifre, ma con una parte dell’ingaggio garantita da Adidas, personal sponsor del colombiano.

Mettiamo, nella peggiore delle ipotesi, che De Laurentiis garantisca tutto da solo i 6,5 milioni netti di partenza, che nel sistema italiano equivalgono in teoria a 13 lordi: ebbene, l’ingaggio oggi non è proibitivo per il conto economico del Napoli.

E’ utile fare un passo indietro, a febbraio per la precisione. La cessione di Hamsik ha comportato l’alleggerimento del libro paga per circa 7 milioni lordi. Inoltre, a fine giugno è stato convertito in legge il cosiddetto “decreto crescita”.

Per sportivi professionisti provenienti dall’estero che iniziano a produrre stabilmente redditi in Italia, la nuova disposizione prevede che tali redditi concorrono alla formazione dell’imponibile complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare.

A questo punto possiamo fare due esempi pratici. Il primo: il Napoli può garantire 6,5 milioni netti al calciatore risparmiando sensibilmente sul lordo, che non ammonterebbe più a 13 milioni ma a circa 8,7. Il secondo: a parità di lordo, 13 milioni, il netto sarebbe pari a oltre 9,5 milioni, cioè tre in più rispetto al precedente contratto.

Ritornando allo slot liberato da Hamsik in inverno, il Napoli riuscirebbe a garantire a James lo stesso ingaggio pagato dal Bayern con un aggravio sui conti inferiore ai due milioni lordi, un impatto assolutamente sostenibile.

About author

Paolo Esposito è laureato in Economia Aziendale. Per lavoro si occupa di tax auditing con particolare attenzione al transfer pricing, al financial accounting e alle business restructuring. Tuttavia crede che di calcio sia meglio parlare in napoletano.
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