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Sveliamo il mistero del 4-4-2 parziale

I tifosi di calcio (e dunque anche quelli del Napoli) si sentono più sicuri se il gioco della propria squadra del cuore si imprigiona all’interno di un rigido schema di gioco.

Il 4-4-2 è quello che, ultimamente, va per la maggiore nei salotti dialettici napoletani. Quattro difensori, quattro centrocampisti e due attaccanti.

Ma il Napoli gioca davvero con questo modulo?

Chiariamo innanzitutto una cosa: 4-4-2 non significa che i calciatori debbano assumere e mantenere questa posizione per tutto l’arco della gara.

Il gioco del calcio non è quello del biliardino, i calciatori, quelli veri, si muovono sul terreno di gioco e non assumono mai una posizione rigida tranne che nella fase di non possesso palla, ovvero, quella in cui il pallone viene rimesso in gioco da fondo campo dagli avversari.

Il 4-4-2 è, dunque,

lo schema da base da cui parte l’idea ancelottiana ma, quando il gioco si sviluppa, questi numeri li possiamo disintegrare.

Ancelotti non è Sarri

Nessun integralismo, gli avversari vanno studiati e, in base alle loro scelte tattiche/caratteristiche, ci si adatta.

Di seguito vi riportiamo due soluzioni di gioco, provate e riprovate sul campo di Carciato, in cui si sviluppano due situazioni di possesso palla. In base al numero di attaccanti che schiera la squadra avversaria, Ancelotti, opta per un’uscita piuttosto che per un’altra. Vediamola nel dettaglio.

Durante questa fase di allenamento, Ancelotti gridava ai suoi: “Tre-uno”.

In questa situazione di gioco, i due difensori centrali rimangono bloccati e, ad essi, si aggiunge uno dei due centrocampisti centrali, di solito il più rapido (componendo una ideale linea a tre). L’altro centrocampista centrale rimane nella sua posizione originaria sia a supporto della fase offensiva che difensiva (una linea composta da un solo calciatore).  

I due esterni di difesa, invece, salgono alti fino a raggiungere la batteria dei trequartisti creando densità nella metà campo avversaria, componendo un’ideale linea a cinque alle spalle della punta centrale.

Questa soluzione viene adottata allorquando gli avversari si schierano con due attaccanti.

In questa seconda soluzione (definita “Due-due”) viene, invece, adottata allorquando gli avversari schierano un solo attaccante per cui sia i due difensori centrali che i due centrocampisti centrali rimangono nella loro posizione originaria. Anche in questo caso, i due terzini hanno licenza di uccidere. Il loro compito è scorribandare sulla fascia di competenza e apportare un corposo contributo alla manovra offensiva.

In entrambe le soluzioni provate abbiamo accerchiato trequartisti e attaccante con delle freccette per evidenziare la libertà di movimento che hanno i calciatori che ricoprono questi ruoli.

I trequartisti esterni (Ad esempio Insigne e Callejon) si accentrano quando l’esterno difensivo sale nella loro zona ma sono anche liberi di spaziare su tutto il fronte offensivo invertendo, la posizione sia con sotto-punta (trequartista che gioca alle spalle della punta) che non la punta stessa.

Sia il “tre-uno” che il “due-due”, seppur adattati allo schieramento avversario, denotano grande propensione offensiva, voglia di creare gioco, mantenere il possesso palla, essere propositivi.

Quello offensivo è, dunque, uno schema liquido che non dà alcun riferimento agli avversari, che affida all’abilità tecnica e all’intelligenza di ogni singolo calciatore lo sbocco offensivo.

E’ un Napoli forte e indecifrabile. Proprio come quello che opera sul mercato.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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