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“L’anomala Manita”: analisi semiseria delle prime cinque partite del Napoli

All’alba della fine del primo mese della stagione calcistica 2019/2020, il Napoli ha disputato cinque gare ufficiali, quattro in campionato ed una, che quasi certamente passerà alla storia tra le cose più fighe che mi sono persa dal vivo (segue ora come da copione, compilation di imprecazioni in tutte le lingue da me conosciute), in Champions League.

Da queste cinque gare, il Napoli è uscito battuto una sola volta, forse quella che continua nel tempo, a fare più male e a lasciare l’amaro in bocca modello rucola selvatica.

Ma passiamo ad analizzare una per una, le cinque performance degli azzurri.

FIORENTINA – NAPOLI: chi ben comincia… Si sa che Firenze evoca mostri del passato che manco Carletto (non Ancelotti) dei quali è notoriamente il principe, ne conosce l’esistenza. Azzurri che, per sicurezza, non cambiano solo albergo ma pure identità. In campo, dopo appena quattro minuti, l’apice dell’apoteosi della jastemma si concretizza in un rigore dato ai viola per palla finita sul braccio di Zielinski da uno che si chiama Castrovilli (nome da agriturismo). 1-0 con tiro di Pulgar. Napoli in pappa.

Se uno vale uno, Dries vale 1001: tiro di cazzimma pura e pareggio. In pochi minuti il Napoli si gasa e ribalta la gara che viene controribaltata dai viola, che viene ari-controribaltata dagli azzurri, e così via fino al 3-4 per il Napoli. Che sudata e quante critiche e polemicone per questa prima, tarantelliaca partita.

JUVENTUS – NAPOLI: quando il chitemm… è solo un’idea, ad ogni partita contro la Juventus, fosse pure quella del rione, diventa arte. Sarri sulla panchina bianconera, ah no, eccezionalmente, per motivi di salute, posto nella vasca dei pesci dello Juventus Stadium. Chiellini out per tempo immemore (i femori tutti, sentitamente ringraziano).

Dopo una settimana di pippe colossali sul match contro la Fiorentina, ecco concludere il mese di agosto con la più crudele delle azioni: Orsato arbitro del match. È un attimo e ci ritroviamo nei panni della squadra del calcetto del giovedì tra scapoli e ammogliati. La Juve inscena un contropiede a tradimento che manco il mio primo fidanzatino quando decise di mollarmi, seppe mettere in atto. Danilo, si, Danilo, detto anche “l’Illuminato sopravvalutato”, fissa il risultato sull’1-0, che nel giro di pochi minuti, diventa 2-0 perché quel coso là, si lui, il coso che senza nome, ogni volta che ci vede, è più forte di lui, adda signà. E mica solo lui! Khedira, l’uomo con la faccia più allungata di una molla di vraghetta ultrausata, piazza il terzo gol e manda tutti in rianimazione.

Sconforto, desolazione, nemmeno una nuotata purificatrice in mezzo ai coguari nel fiume sacro Gange, avrebbe potuto risollevare miracolosamente le sorti di quest’esequie. E invece, tra un coro di merda e un inno all’ammmore usato per scherno, in men che non si dica si arriva al 3-3 con tre gol dei neo-acquisti del Napoli (alcuni aspettavano ancora “ittoppleier” senza manco sapere con quale mano farsi il bidet). La situazione pare aver rinvigorito gli azzurri come quando io do l’acqua all’aloe dopo un mese, quando KK fa la cosa più impensabile e involontariamente sciagurata della sua vita. Autogol allo scadere e vittoria di una tristezza planetaria.

15 GIORNI DI PAUSA. Le pause per gli impegni delle Nazionali, si sa, sono simpatiche come una colica renale, ma tant’è, bisogna pur soffrire un pochino dopo una batosta come quella di Torino.

NAPOLI – SAMPDORIA: primissima in casa nel nuovo e superfigo stadio San Paolo. Pienone ed entusiasmo nell’attesa di una gioia. Tutti con gli occhi sui tabelloni che fissano un 2-0 checazz siglato Mertens e… Mertens. No, am ci serve la PONTA. E ci serve uno che sa stare in area, ah no, abbiamo Llorente, vecchia gallina che fa un brodo buonissimo. Morale altissimo in vista della Champions.

NAPOLI – LIVERPOOL: puntuale come una cambiale, precisa come uno Swatch anni ’90 dal quadrante multicolor psichedelico, ecco a voi l’ennesima sfida tra azzurri e Reds. Champions primo atto, partita in casa, pubblico in frac. Match immenso, con il Napoli che attacca ma sa soffrire, si difende e azzanna, non dà segni di volersi accontentare e alla fine, in mezzo ad un trionfo di trezziole, tricchi-tracco, trònole, fùrole e stelletelle, mena due palloni nella rezza degli inglesi campioni d’Europa. Tripudio, ovazione, osanna, messe di ringraziamento si buttano, il Napoli ha battuto il Liverpool.

LECCE – NAPOLI: embè, per il Liverpool ci si esalta e per il mambo salentino no??? Eh non si fa!!! Trasferta in Salento dai neopromossi, sole così forte che ha abbrustolito tutte le frittate di maccheroni negli zaini dei tifosi azzurri, caldo tipico dell’Apulia keniota. Partita forse senza storia sulla carta, ma che, tra il rigore concesso al Napoli e fatto ripetere ad Insigne per l’unghia incarnita di Gabriel fuori dalla linea di porta e la maxi-stro…pidata di Ospina che va direttamente in centro a Lecce a farsi un giro dopo aver parato mostruosamente un tiro di Tabanelli, termina 1-4 con pure Ruiz a rete (Diissimo di gol) e nientemeno che doppietta dell’uomo che sussurrava ai reggiseni delle napoletane: Llorente.

Entusiasmo e fiducia ritrovati senza dubbio. Tutto questo per dire cosa, dopo la prima “manita”: che il Napoli c’è, non langue, non vegeta, non stagna calcio senza brio e senza concretezza. Incassa ma restituisce, soffre e gode, fa sì anche che i suoi tifosi non vivano solo di DOLORE E MARTIRIO perché tifano una squadra che li mette a rischio infarto almeno 5 volte al mese.

Un Napoli che punta in alto, forse a qualche vittoria concreta da impacchettare per i tifosi e per la gloria futura, ma che sembra non voler più nemmeno avvertire lo scroscio di polemiche, critiche, lamenti e gne gne da parte di chi, con la scusa della libertà di parola, invece delle parole, lancia sterco con la fionda. Che sia un ritrovato urlo per tutti, quello del tifo, della gioia, del FORZA NAPOLI, senza se e senza ma.

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Maestra di scuola primaria e giornalista pubblicista dal 2017 col pallino del pallone.
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