fbpx
Club

Un colpo autoinflitto scatena la (solita) crisi del secondo anno

Prima o dopo la (seconda) pausa per le nazionali, la sostanza non cambia: il secondo anno in panchina dei vari Benitez, Sarri e Ancelotti porta con sè sempre polemiche e il fondato timore di veder allontanarsi la vetta della classifica in campionato.

Cambiano dunque gli allenatori ma non il destino del Napoli nelle prime 7 giornate: a dire il vero nella stagione 2014-2015, nonostante l’incauto proclamo presidenziale del sogno tricolore annunciato in quel di Dimaro, la piazza capì subito (dalla nottataccia di Bilbao) che sarebbe stata una stagione lacrime e sangue, complice anche il “non mercato estivo” di un Bigon giunto alla sua ultima stagione in scadenza di contratto al pari del tecnico spagnolo.

Malgrado lo “spalla a spalla” invocato da Rafa, il pareggio emozionante con l’Inter di Mazzarri alla settima giornata fu una sorta di antifona sul prosieguo in campionato degli azzurri, fermi allora a quota 11 punti, ad 8 punti di distacco dalla capolista bianconera ed addirittura fuori dall’Europa: si tornava dalla sosta all’epoca e, quel Napoli, era sì capace di inanellare una serie di risultati utili consecutivi, senza però dare mai l’impressione di archiviare la pratica qualificazione in Champions (come dimostrò poi la terribile notte del San Paolo all’ultima giornata contro la Lazio). Diverso il discorso in Europa League con un girone già dominato dalle prime battute con due successi consecutivi.

Due anni dopo toccò anche a Sarri fare i conti con lo stop di ottobre vissuto col muso lungo: il Napoli, orfano di Higuain, non sapeva ancora che di lì a poco avrebbe perso a lungo (per la prima volta) anche colui che doveva esserne l’erede, quel Milik la cui assenza pesò molto soprattutto nelle prime gare successive al suo stop, prima dell’invenzione di Mertens falso nueve.

Il 2016-2017 vide gli azzurri totalizzare 14 punti nelle prime 7 partite, ma il rammarico fu non tanto per l’allontanarsi della Juve, ma per il testa a testa con la Roma che alla fine vide prevalere i giallorossi per un misero punticino e per una mera questione di dettagli (e rigori a favore generosi). La Champions vide invece Hamsik e compagni mettere subito fieno in cascina con 6 punti in due gare decisivi ai fini qualificazione agli ottavi.

Giungiamo a questa stagione: 13 punti, uno in meno rispetto alla gestione Sarri, due in più a quella Benitez e 4 punti in Champions: a 6 e 5 punti da primo e secondo posto, ma con una rosa nettamente superiore in termini di qualità e quantità rispetto a quelle delle stagioni sopracitate e un allenatore dal palmares prestigioso, ben più pesante rispetto anche a quello di Rafa Benitez.

La differenza con quest’ultimo sta però tutta in un particolare: lo spagnolo non ha mai dichiarato di poter lottare per il titolo, cosa invece che il tecnico di Reggiolo ha più volte affermato nel corso di questa estate. Ci troviamo dinanzi alla classica zappa sui piedi?

About author

Gianluigi Noviello è laureato in Comunicazione ed è specializzato in Management Olimpico presso la Scuola dello Sport di Coni Servizi. Giornalista pubblicista dal 2007.
Related posts
CoachComunicazione

Arcaismo frenetico

Campo

Il derby della mutua

ComunicazionePolitica Calcistica

Il Napoli è sparito dalle TV

Players

Dries Mertens: l’uomo giusto, al momento giusto, nel posto giusto