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Something about Napoli – Verona

Il modulo: la scelta cade sul 4-4-2 (stavolta si vede sia in fase offensiva che di non possesso palla) con Malcuit titolare e i tre ormai consolidati elementi della muraglia azzurra: Koulibaly, tornato in campo dopo le due giornate di squalifica, Manolas e Di Lorenzo, che, sebbene reduce dall’impegno in nazionale, il primo in assoluto per lui, è ormai una costante. A centrocampo Callejon, Allan, Fabian Ruiz e un inedito Younes. In avanti un redivivo Milik con Insigne. Formazione azzardata? Il risultato dice di no. Tanto, tra mille chiacchiere da bar, è sempre lui ad avere l’ultima (e fondamentale) parola.

Tutto ben ripagato.

Il pubblico: stadio pieno. Dopo la sosta, si canta e si incita senza sosta. Parzialmente soli, nel secondo tempo, si viene fregiati dell’ingresso nel settore ospiti dei tifosi scaligeri, che esordiscono con un fumogeno, una sfilza di cori offensivi e uno striscione che ha decisamente poco di calcistico. Prontamente zittiti dalla risposta del pubblico azzurro ma, soprattutto, dal risultato finale.

Meret: quando si parla di talenti oltre confine, molti dovrebbero chiudersi la bocca con cucchiaiate di calce a presa rapida. Un talento in porta esiste, è italiano, giovanissimo e ha davanti un futuro brillante. Non smette mai di ricordarci, in maniera silente ma efficace, quanto sia in gamba, quanto sia fondamentale in porta. Sfiora la santità, un giorno potrebbe raggiungerla indossando i guanti.

Allan: quella cosa che sa fare benissimo, ossia recuperare palloni, contro il Verona l’ha fatta. Bello rivederlo come un rimorchio, incavolato al punto giusto da prendersi la palla direttamente dai piedi degli avversari, un po’ come a dire: “Me la vedo io, state tranquilli”.

Insigne: menomale che in campo scende lui e non il procuratore, la famiglia, la signora del piano di sopra e i compagnucci delle scuole medie di Frattamaggiore. Sta studiando ancora da capitano, ma se, ribadiamo, scende in campo lui, al netto di qualche sottolineatura tecnica da fare, riesce a fare una partita dignitosa ma, in special modo, a regalare un preziosissimo pallone a Milik che insacca da vero cecchino dell’area di rigore. Sembra poco? No! Assolutamente no! Per due come loro, nell’occhio del ciclone da tempo, quel passaggio e quel gol, valgono non sono la vittoria, ma un sorriso a denti schierati e una infusione di energia necessaria dopo tanto buio e tanti bla bla bla.

Milik: la dimostrazione vivente che mentre il resto del mondo gorgheggia e a tratti rutta contro di te, tu se cadi, ti rialzi, ti ripulisci elegantemente dalla polvere e torni in piedi con la schiena dritta.

In una settimana tre gol, uno nella nazionale di appartenenza, due con la maglia azzurra, quella di quei tifosi che lo mettono in prima fila quando si tratta di fare polemica, sparare a zero contro le sue prestazioni e i gol mancati. Quello stesso pubblico che, forse, non lo sa amare ancora come invece meriterebbe. Lui segna due gol fondamentali per lo stato umorale suo e della squadra, tutti gli altri zitti.

Un nuovo inizio? E sia!

Intanto soffriamo ancora. Come Ghoulam….ma che fine ha fatto?

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Maestra di scuola primaria e giornalista pubblicista dal 2017 col pallino del pallone.
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