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Taking stock

Un terzo del campionato è volato via e, ad oggi, l’unica cosa che sembra di stringere fra le mani è un pugno di mosche. Di concreto, esiste un settimo posto che fa male e non tanto perché sia inaspettato quanto, piuttosto, per aver evidenziato spaccature interne di preoccupanti dimensioni. Allenatore e squadra sembrano due rette parallele: viaggiano nella stessa direzione (o almeno si spera), ma non si toccano, non si parlano, non comunicano. Risultato? La squadra non rende e manca completamente di identità. Non è bella da guardare in campo. Non trasmette pathos.

LA CLASSIFICA

Dopo 14 giornate il Napoli ha totalizzato 20 punti, registrando un netto calo rispetto alla stagione scorsa (-12 punti) e a quella ancora precedente (-18).

Con riferimento agli ultimi 10 campionati, solo in quello del 2014-2015 il Napoli contava così pochi punti, ma un gap di tali proporzioni non lo aveva mai conosciuto.

LA QUALITA’ DEL GIOCO

Dei 273 tiri prodotti, circa la metà (40%) è andata fuori dallo specchio della porta e solo l’8,5% si è trasformato in gol.

A onor del vero, il 46% dei tiri è stato respinto o parato, ma, in proporzione, i gol sono stati davvero pochi.

Stando al confronto fra Gol e Xg è evidente come dalla partita contro il Lecce (quarta giornata di campionato) il Napoli, in teoria, avrebbe potuto realizzare sistematicamente più gol di quanti ne ha messi a segno.

In media, la differenza fra gol (1,6) e xg (1,8), è minima, ammonta solo a 0,2 punti ma, in termini di classifica avrebbe potuto avere un peso notevole, facendoci guadagnare tutt’altra posizione.

COSA NON HA FUNZIONATO

Considerando le zone di tiro, non possiamo non porci una domanda: perchè effettuare il 52% dei tiri da fuori area? Quasi come se si tirasse per sperimentare la legge dei grandi numeri. La probabilità di fare gol tirando in area di rigore è sicuramente più alta ma, presumibilmente, la frenesia di far gol in questa fase avara di marcatura, ha fatto invertire la rotta statistica.

La differenza reti fra primo e secondo tempo di gioco è irrilevante. Quello che emerge dai dati e dal grafico è che i tiri effettuati nel primo tempo (42%) sono più precisi di quelli del secondo tempo: infatti, se nel primo tempo il 9,5% dei tiri diventa gol, nel secondo tempo il 7,5%.

Il livello di concentrazione in campo durante il primo tempo è apparentemente più alto. Nel secondo, il numero di tiri aumenta in maniera notevole, come se ci si giocasse il tutto per tutto , anche se in maniera confusa, pur di arrivare all’obiettivo. E sarebbe stata cosa buona e giusta se, con il numero dei tiri, fosse aumentato anche il numero di gol. Purtroppo questa mancata corrispondenza ha messo ancora una volta in evidenza i limiti delle fasi di attacco della squadra.

Tuttavia, fanno da capolino i valori degli xg nelle seguenti porzioni temporali: fra il 16° e il 30° minuto di gioco e dal 76°minuto fino al termine della partita. Dai dati rilavati emerge che, in base alla condizione in cui si sono di volta in volta venuti a trovare i calciatori del Napoli, le probabilità di segnare sarebbero potute essere molto più alte di quanto si è poi realmente verificato e, di conseguenza, anche il bottino punti sarebbe potuto essere maggiore. Fattori quali: tiri sbagliati e sbilenchi, scarsa precisione, fretta nell’esecuzione, hanno, in sostanza, inciso negativamente sull’esito delle occasioni potenziali avute a disposizione.

QUESTIONE MODULO DEL GIOCO

Proviamo ad analizzare statisticamente anche la relazione tra modulo di gioco e occasioni/gol create.

Il modulo maggiormente usato è il 4-4-2 (circa il 62% dei minuti giocati). Impianto tattico sempre fallimentare? Non si può certo sostenerlo a prescindere, ma, in virtù di quanto visto finora, a metterlo in discussione sono i punti in classifica, il numero di gol e lo “spettacolo” che si palesa ogni volta agli occhi degli spettatori.

C’è ancora tempo per recuperare. Lo scudetto per quest’anno non sarà una nostra ambizione, però dopo un mea culpa sulle scelte sbagliate e con tanta umiltà, si può tornare ad ambire almeno a un quarto posto, così da qualificarsi per la prossima Champions League.

Caliamo l’asticella. In fondo, al di là delle promesse estive avanzate dalla società, tutti abbiamo sempre saputo che, prima o poi, un momento del genere potesse arrivare.

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