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4-3-3: la soluzione che non è una soluzione

Eccoci qua, quattro tre tre.

Ripetiamolo pure, come mezza città sta facendo da gironi, quattrotrètrè, come fosse una filastrocca, una buonanotte scaccia incubi.

Non credo si tratti di questo, lo dico sinceramente.

Non credo rappresentasse il problema prima, non credo sia soluzione adesso.

Il pallone è fatto di tante piccole cose, dettagli, particolari, episodi. Il pallone è fatto di corsa, di ritmo, di intensità.

Ma soprattutto di atteggiamento, idee e caratteristiche.

Il Napoli non è mancato nella scelta di applicare un sistema piuttosto che un altro, il Napoli si è dissolto piano piano nella sua atavica incapacità di essere squadra, o esserlo con discontinuità imbarazzante anche all’interno della stessa partita.

Dissolto nel non saper scegliere gli uomini, gli uomini prima ancora che i calciatori, che potessero sviluppare idea di calcio rivelatasi presuntuosa e figlia di evidente sopravvalutazione della rosa da un punto di vista tecnico e tattico.

L’epurazione scientifica di mediani e personalità non poteva che portare ad un tracollo, tecnico e strutturale. Come abbia fatto Ancelotti a non capirlo resterà mistero fittissimo, come abbia fatto Giuntoli a perseguire o a proporre simile strada, alimenta dubbi enormi.

Reina, Jorginho, Albiól, Hamsik, Rog e Diawara da una parte. Meret, Fabiàn, Manolas ed Elmas dall’altra.

Non c’è bisogno di commento ulteriore.

La scelta si è rivelata catastrofica, ad oggi non c’è calciatore che non ne abbia pagato lo scotto, da Koulibaly ad Allan, passando per Zielinski e Fabiàn.

Per questo, mai come quest’anno, è il caso di attendere gennaio ed un4 calcio mercato che dovrà cercare di rimettere le cose al loro posto.

Due mediani, personalità e centimetri, gente capace di imporre ritmo ed atteggiamento nella difficoltà, e scegliere, mi pare evidente, cosa dovrà fare da grande Lorenzo Insigne.

Scegliere tra lui e Dries Mertens, che la sorprendente mancanza di coraggio di Carlo Ancelotti nel decidere chi dei due dovesse rappresentare centro del progetto, quello stesso progetto, giorno dopo giorno, l’ha massacrato.

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