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Sarrismo in rovina

Il Comandante, il Maestro. Lo definimmo così.

Di parole su Maurzio Sarri ne sono state spese tante, molte, forse, anche inopportunamente. Siamo così certi che a Napoli sia transitato il messia? Il portatore unico del meccanismo capace di far giocare le squadre di calcio come se fossero telecomandate? La gara di ieri ha tolto quei pochi dubbi che ci erano rimasti: per noi la risposta è No.

La Juventus attuale non ha nulla del tecnico che è seduto sulla propria panchina, così come non l’avevano il Chelsea, il Sorrento, l’Alessandria, il Grosseto e tutte le altre squadre capitanate dall’attuale tecnico bianconero. E allora cosa siamo autorizzati a pensare? Forse che la Play-station vista per anni allo stadio San Paolo (e non solo lì) non è stata solo frutto delle sue idee ma di una miscela preziosa creatasi grazie ad una serie di componenti, non tutte facenti riferimento alla sua persona e alle sue capacità? Probabilmente si.  

Insomma, è sfatato un mito calcistico: non dimenticheremo mai i suoi anni napoletani meritevoli, per emozioni provate, agli anni degli scudetti veri, quelli conquistati davvero, quelli che non ci sono stati scippati. Anche l’uomo non lo dimenticheremo. Ma solo perché lo abbiamo già fatto.

Ringhio ringhia

Locatelli (non quello del Sassuolo) fa le cose per bene. Gattuso le fa semplici. A Napoli non è arrivato il salvatore della patria, sia chiaro. Non era arrivato prima di ieri sera, non è arrivato adesso. Ma qualcosa ci sta dando.

Per come eravamo messi, ci siamo accontentati per settimane di pochissimi punti e tanti sguardi cattivi. Ci facevano ben sperare. E non abbiamo avuto torto. Quella grinta somatica, quella carica agonistica, quella naturale predisposizione alle battaglie ci piacevano e, da qualche giorno, stanno cominciando a produrre pure punti.

Lo sfracello precedente non era tutta colpa di Carlo Ancelotti ma, di certo, l’ex tecnico azzurro ha avuto la gravissima colpa di essersi limitato ad osservare la barca che si inabissava, piuttosto che esercitare tutta la sua (a questo punto presunta) sapienza per risollevare le sorti di una squadra allo sbando.

Rino non ha creato, ha semplicemente ricomposto. Modulo già noto ai calciatori, movimenti già acquisiti, accantonamento delle idee fantasiose e poco percorribili. Il calcio liquido si è cementato nelle certezze che questa squadra già aveva. Negli undici di Gattuso il mediano fa il mediano, la mezz’ala fa la mezz’ala. A ognuno il suo. Come a scuola. Un prof sarebbe un folle se alle olimpiadi di matematica facesse partecipare l’alunno più bravo in disegno?

Insigne si è ripreso il Napoli ma noi non gliel’avevamo mai tolto.

Su Insigne si ricama una bellezza in questa città. Il folletto di Frattamaggiore passa con una facilità disarmante dall’essere brocco a campione. Oggi per i più è campione. E certo, ha segnato alla Juventus, ha sigillato la vittoria, adesso per lui ci sono solo fiori. E tutti i fischi precedenti? Tutto il disappunto lasciato scorrere sulle spalle di questo ragazzo? Il problema è sempre lo stesso: manca equilibrio. Insigne non è un fuoriclasse ma è un ottimo calciatore, perfettamente affine alla dimensione del Napoli. Noi, però, auspichiamo la prosecuzione del rapporto solo se intenti di calciatore e società collimano perfettamente.

L’inverno sta finendo

Non ci riferiamo ai competitors dei Righeira ma al termine di un periodo gelido da tutti i punti di vista. Ieri sera lo stadio San Paolo è tornato ad ardere di passione certo, non come nei suoi tempi migliori, ma la miccia ha ripreso fuoco. La stagione, paradossalmente, è ancora in piedi, questo ritrovato entusiasmo deve accompagnare gli azzurri sino al termine delle competizioni.

Chiarezza, please

Vi facciamo due nomi: Politano e Lozano. Il Napoli sta per chiudere per il primo e il secondo? Che fine farà? Francamente non comprendiamo sino in fondo l’operazione. Il calciatore dell’Inter ci piace da morire ma che ne sarà di mister 42 milioni? E che ne sarà dello svampito Callejon e del ritrovato Insigne? Che fisionomia avrà il ciuccio in quella zona di campo nella prossima stagione?

Noi non abbiamo le idee chiare, fino alla passata stagione eravamo convinti le avesse il Napoli, adesso, a seguito di una stagione a dir poco tribolata, abbiamo qualche certezza in meno.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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