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Il Ciuccio dai piedi d’oro

Quella di Brescia non è stata una gara spettacolare, sono lontanissimi i giorni della grande bellezza ma, vincere, a prescindere dall’estetica, resta un gran merito.

Il Napoli ha confermato di avere in rosa qualità tecniche importanti che consentono di decidere le partite in qualsiasi momento. Fabian Ruiz, ad esempio, proprio come a San Siro in Coppa contro l’Inter, partendo da destra, si è accentrato e dal limite dell’area ha fatto partire un mirabolante sinistro chirurgico.

Ma anche la vittoria di Cagliari era stata frutto di una prodezza individuale, quella di Dries Mertens.

La ricerca costante della quadratura giusta ha portato la squadra ad essere più equilibrata, più compatta tra i reparti ma a tirare non tantissimo in porta. Il possesso palla (superiorità schiacciante al Rigamonti) è stata pari al 72% ma ha portato al misero bottino di 4 tiri nello specchio della porta, con il portiere avversario quasi mai impegnato.

Altro dato è che il rendimento in trasferta del Napoli con Gattuso è stato super: 5 vittorie ed un pareggio. Anche se, a dire i vero, le gare di Genova con la Sampdoria e quella con il Sassuolo sono state vittorie quasi casuali se vogliamo, nelle quali si è concesso più di qualcosa agli avversari, con il risultato in bilico per larghi tratti.

Le altre partite vinte lontano da Fuorigrotta contro Inter, Cagliari e Brescia, invece, hanno visto un mutato atteggiamento tattico, con baricentro indietro di 15 metri, capacità di lotta e umiltà. Forse è da questa prudenza che sono scaturiti i successi.

Passi avanti, dunque, ne sono stati fatti eccome. Anche se a fatica e vittima di risultati altalenanti, Rino Gattuso sta piano piano rialzando il ciuccio. Adesso, però, resta da sciogliere il nodo San Paolo.

Tra le mura amiche il rendimento è eloquente: 2 vittorie, contro squadre di rango quali Lazio e Juventus e ben 4 sconfitte contro squadre di classifica medio/ bassa quali Parma, Lecce, Fiorentina e Inter (che gioca come una provinciale nel senso più nobile del termine, ossia accorta, difesa e contropiede).

I problemi tattici è chiaro che si palesano allorquando gli avversari decidono di aspettare il Napoli indietro, restando chiuse per poi ripartire. Gattuso dovrà lavorare nella testa dei suoi giocatori che, quando sono passati in svantaggio non sono stati quasi mai in grado di ribaltare le sorti del loro destino.

È chiaro che il fattore campo del San Paolo in questo momento rappresenti un fardello per i giocatori, un ostacolo psicologico importante derivante dalle antipatiche vicende di novembre che, in qualche modo, li pone al pubblico con una sorta di velata vergogna e inibizione che ne limita la sfrontatezza.

Ma non sono da sottovalutare le ripercussioni tattiche: la squadra, chiamata a condurre la gara si smarrisce ed è discontinua. Per cercare a tutti i costi la vittoria perde la testa, le distanze e le poche certezze che finora ha. Ciò che funziona in trasferta a Napoli si ribalta. Il pallino del gioco passa giocoforza agli uomini di Gattuso che dovranno scrollarsi di dosso quelle paure che abitano nella loro mente. In aiuto corre loro una classifica che sorride maggiormente, con una zona Champions a 9 punti ed una distanza da colmare dal quinto posto (che vuol dire Europa League) di soli tre punti.

Ovviamente il distacco potrebbe aumentare perché le squadre coinvolte devono ancora disputare le loro partite in campionato ma, Champions a parte, resta il dato confortante della qualificazione europea che, ad oggi, non appare un miraggio.

Quindi diamo meriti a Gattuso che si sta meritando la stima di tutti ma non dimentichiamo che il materiale umano (e tecnico) che ha a disposizione è di tutto rispetto, ne abbiamo avuto prova anche ieri: la qualità del palleggio espressa nella prima mezz’ora di gioco è stata sì inconcludente ma di livello assoluto.

Questa squadra può tutto. Ad attenderlo adesso, oltre ad una importante qualificazione in Europa, vi sono il Barcellona e una Coppa Italia che a pochi metri di distanza non desidera altro che essere impugnata.

La qualità nei piedi c’è. Vedremo il ciuccio che testa avrà.

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