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La Coppa Italia e l’inizio del ciclo Gattuso

Il Napoli con la vittoria dell’Olimpico nella finale con la Juventus ha messo in bacheca la Coppa Italia per la sesta volta nella sua storia. Tre delle vittorie nella competizione iridata sono targate Aurelio De Laurentiis, che impreziosisce il suo personale Palmarès anche di una Supercoppa Italiana, più una finale persa a Pechino con la Juventus.

La vittoria della Coppa Italia 2019/20, però, per gli azzurri ha un sapore un po’ diverso, intanto perché riabilita il Napoli in una stagione altrimenti sciagurata, che sarebbe passata agli annali come la peggiore della gestione De Laurentiis. L’aver alzato il trofeo consente al club azzurro di esser certo per l’undicesimo anno consecutivo di partecipare ad una competizione UEFA, dato da non trascurare, essendo il Napoli l’unico club del Belpaese ad aver raggiunto un simile risultato dal 2009 ad oggi.

Ci sono successi e successi, però, perché non tutte le vittorie hanno lo stesso significato e la stessa valenza. Se ci guardiamo indietro, è interessante analizzare le differenze sostanziali tra quest’ultima affermazione e le altre passate, quelle del 2012 e del 2014.

La Coppa Italia 2011/12, la fine del ciclo Mazzarri

La prima Coppa Italia dell’Era De Laurentiis arriva nel 2012, dopo ben 22 anni dall’ultimo trofeo vinto dalla società partenopea. Anche in quell’occasione il Napoli di Lavezzi, Hamsik e Cavani supera la Juventus, allenata da Antonio Conte che, tra l’altro, proprio in quella stagione conquista il primo tricolore del suo nuovo corso.

Era il Napoli che salutava il Pocho Lavezzi, che proprio all’Olimpico suggellava con la vittoria della Coppa il suo addio dopo cinque anni sotto il Vesuvio. Ma era anche il Napoli che si preparava a salutare Mazzarri, arrivato al punto più alto del proprio ciclo che si sarebbe concluso un anno dopo col secondo posto.

Si era a cinque anni dal ritorno nella massima serie, col Napoli che aveva costruito un piccolo ciclo felice, fatto di qualificazioni europee e affermazioni che lo avevano riconsegnato al grande palcoscenico del calcio continentale, seppur nei panni del club glorioso riemerso dall’anonimato con le stimmate dell’outsider. Quel ciclo, però, si avviava inesorabilmente alla sua naturale conclusione e veniva valorizzato con la vittoria di un trofeo che mancava da tanti anni.

2013/14 Benitez porta la seconda Coppa

La seconda Coppa Italia del ciclo De Laurentiis è timbrata Rafa Benitez, al suo primo anno da tecnico del Napoli. Sembrava l’inizio di un nuovo percorso, ma non si é rivelato tale, per tante ragioni. In primis si era capito già dopo il primo anno che la permanenza del pluridecorato tecnico spagnolo era precaria e traballante. Motivi familiari e non spingevano Rafa lontano dall’Italia e solo l’esercizio della clausola firmata l’anno prima aveva consentito a De Laurentiis di trattenere Benitez per un altro anno alle sue dipendenze.

Il Napoli di Albiol, Callejon e Higuain, dopo la cessione di Edinson Cavani, portò a casa il trofeo nello scenario nefasto degli scontri di Roma che poi avrebbero portato alla morte di Ciro Esposito. La squadra azzurra all’Olimpico supera la Fiorentina, con Lorenzo Insigne autore di una doppietta ed autentico mattatore dell’incontro.

Quel Napoli, targato Benitez, arrivò terzo in Serie A, per poi farsi eliminare dai baschi dell’Athletic Bilbao ai preliminari di Champions League e conquistare una semifinale di Europa League. Benitez lasciò il Napoli con due trofei in bacheca, oltre alla Coppa Italia anche la Supercoppa vinta a Doha (sempre con la Juventus), ma il club avrebbe dovuto ancora una volta ricominciare da zero.

Arriva Gattuso e il Napoli alza la Coppa Italia 2020

E arriviamo ai giorni nostri, il Napoli di Ancelotti partito coi favori del pronostico dopo un calciomercato di ottimo livello, delude e sprofonda nella palude della bassa classifica. I problemi del tecnico con parte dello spogliatoio sfociano nella sciagurata notte del post Napoli-Salisburgo di Champions League, con l’ammutinamento della squadra che non va in ritiro.

Il progetto Ancelotti, semmai di progetto si sia mai potuto parlare, si sgretola sotto i colpi di una gestione discutibile. Il Napoli annaspa nei bassifondi della Serie A, ritrovandosi da prima rivale della Juventus nei panni della grande delusione della stagione. L’ annus horribilis sembra consumarsi in tutta la sua cifra drammatica, quando con un colpo di spugna, dopo la qualificazione agli ottavi di Champions, il club annuncia l’esonero di Carlo, che si accaserà subito dopo a Liverpool sponda Everton.

A Napoli arriva Rino Gattuso, uomo di spessore ma tecnico ancora da decifrare. L’inizio è difficoltoso e non promette bene, poi la faticosa risalita prima dello stop dovuto al lockdown per il Covid-19. Chi pensava che Gattuso fosse l’uomo della transizione, il traghettatore, pian piano deve ricredersi perchè il tecnico si prende squadra e pubblico, riporta il Napoli fuori dalle secche verso posizioni più congeniali ad obiettivi e blasone del club e mette in cassaforte l’inattesa conferma. Al ritorno del calcio, subito due prove di fuoco in Coppa Italia: semifinale di ritorno con l’Inter e poi finale con la Juventus di Sarri, peraltro sua dichiarata fonte di ispirazione.

Gattuso con due prove di carattere e di sostanza supera l’Inter e poi in finale si prende meritatamente il trofeo, dopo una prova di qualità e carattere.

L’Inizio di un nuovo ciclo?

Questa affermazione, a differenza delle altre due, che per differenti ragioni rappresentavano conquiste giunte al capolinea di una stagione tecnica, ha evidentemente un sapore diverso. E’ il classico sigillo di un nuovo percorso, perché il club sembra a tutti gli effetti all’alba di una nuova fase tecnica. Gattuso sta lavorando sulla mentalità del Napoli, oltre che sull’identità tecnico-tattica, sta motivando calciatori che sembravano spenti e altri che sanno di essere alla fine della loro “vita partenopea” si impegnano allo spasimo e danno il massimo.

Questa Coppa Italia può rappresentare soltanto l’inizio, perché Gattuso ha conquistato club e tifoseria, oltre allo spogliatoio, con il lavoro, la serietà e la professionalità. Ci sono rapporti professionali che iniziano subito sotto una buona stella, che sono aiutati dalla “chimica”, proprio come quella che è scattata tra Napoli e Gattuso. Se il Napoli saprà cogliere indicazioni e indizi, si può ripartire proprio dalla recente conquista della coccarda tricolore, sotto il nuovo spartito dettato da Gennaro “Ringhio Star” Gattuso.

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Francesco Romano è laureato ed ha un master in comunicazione e marketing. Ama scrivere, lavora presso Mediaset.
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