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C’e’ qualcosa dietro al trono piú grande del Re stesso?

Ad un certo punto un dubbio si è insinuato nella nostra testa, come quei flash che improvvisamente fanno luce su di un qualcosa rimasto in penombra fino a quel momento. Il faro si è acceso sullo spettacolo o, forse, sul presunto spettacolo oppure, piú opportunamente ancora, sul mancato spettacolo.

Il Napoli di Gattuso ci ha fatto gioire per la conquista della Coppa Italia ma ha mai prodotto un calcio spumeggiante e divertente?

Il tecnico calabrese arriva a Napoli con gli azzurri a pezzi, Ancelotti è stato esonerato qualche ora dopo Napoli-Genk, qualche ora dopo la qualificazione in Champions e pochi giorni dopo lo scialbo pareggio di Udine. In campionato, fino a quel momento, erano state giocate quindici giornate. Il Napoli era settimo con 21 punti, a otto punti dalla ultima posizione utile per guadagnarsi la partecipazione in Champions. In quel momento, al quarto posto c’erano la Roma e il Cagliari con 29 punti. A seguire l’Atalanta con 28 e quindi il Napoli con 21, a pari merito col Parma.

Gattuso per il Napoli non è un antidoto immediato anzi, a seguito delle prime gare come tecnico azzurro, sul suo volto ci sono i segni di chi teme fortemente di bruciarsi dinanzi ad una impresa impossibile. Le prime cinque gare sono da incubo: gli azzurri soccombono con tutti dal punto di vista della qualitá del gioco e anche i risultati scarseggiano: inanellano ben quattro sconfitte contro Parma, Lazio, Inter e Fiorentina (di cui ben tre interne) acciuffando, solo in extremis, tre punti insperati (ed immeritati) sul campo del Sassuolo.

La prima vera gioia arriva il 26 gennaio al San Paolo contro la Juventus a cui fa seguito la rocambolesca vittoria sul campo della Sampdoria. Il Napoli finalmente torna a vincere con continuitá ma non entusiasma. Il successivo appuntamento interno con il Lecce lo conferma: si passa con troppa disinvoltura dall’ipotizzarla gara del sugello a certificarla gara del punto e a capo.

Risultato? Dopo otto giornate, il Napoli di Gattuso è passato dal settimo all’undicesimo posto. Nel frattempo, ci hanno scavalcato Parma, Verona, Bologna, Milan. La Champions è passata da una distanza di otto punti a una di dodici.

Il bottino è a dir poco misero: i partenopei hanno subito gol in tutte le partite di campionato: tre gol dall’Inter, tre gol dal Lecce, due dal Parma, dalla Sampdoria, dalla Fiorentina, uno da Sassuolo, Lazio e Juventus. In otto partite il Napoli di Gattuso ha segnato undici reti e ne ha subite quindici: quasi due gol a partita. Ha raccolto una media di 1,1 punti a partita che a fine campionato garantirebbe solamente i 42 punti sufficienti alla conquista della salvezza, scenario deplorevole di una stagione nata sciagurata e proiettata verso una conclusione altrettanto deludente, nonostante il cambio di guida tecnica.

Poi qualcosa cambia anzi, tanto cambia: si ritrova compattezza, in campo e, forse, anche fuori. La quadra in campo sembra intravedersi, la spettacolaritá, invece, resta un miraggio. Il Napoli sembra fare la corsa sulla Juventus. Non ci riferiamo a quella in classifica ma a quella identitaria: pochi fronzoli, scarsa attenzione all’estetica, straordinario cinismo. Le maglie difensive si stringono, si pensa a non prenderle prima che  a darle: in campionato, contro Cagliari, Brescia, Torino e Verona i gol subiti sono solamente due. Le competizioni europee, invece, donano gioie ancora maggiori: le reti subite sono sempre solo due ma contro colossi quali Barcellona, Juventus e il doppio confronto con l’Inter di Conte.

Al di lá dei dati statistici confortanti, è la conquista della Coppa Italia a sbiadire ogni olone: ad oggi, di Gattuso si ricorda solo questo. A Napoli ha vinto ed è un Re.

Forse è giusto cosí, forse no. Non tocca a noi stabilirlo. Una cosa è certa: Ringhio ha raddrizzato una barca che era quasi del tutto affondata, ha donato un trofeo a questa affamata cittá, ha scritto il suo nome nella storia di questa Societá, ha gettato le basi per un futuro importante.

Che sia l’ascesa di un grande allenatore? Ce lo auguriamo tutti, ma non dimentichiamoci di un grande organico. Per il momento onore a Gattuso. Ma attenzione alle incoronazioni facili.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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