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Comunicazione

Campanilismo dilagante fu

Il Presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, spara a zero contro la Juventus e contro tutti coloro che criticano la scelta del Napoli di obbedire all’ordine dell’ASL locale di non partire per Torino.

Noi – lo abbiamo più volte detto – continuiamo a mantenere una posizione neutrale ed oggettiva rispetto ad una vicenda che ha troppi lati oscuri ed indecifrabili per farci assumere posizioni nette e definite.

Ma le dichiarazioni del Governatore le commentiamo eccome.

De Luca pone l’accento – tra le altre cose – sulla presunta priorità che avrebbe avuto l’ordinanza di un ente sanitario pubblico rispetto al protocollo stilato da un’associazione che lui definisce privata: la Lega di serie A.

Posta così, sembrerebbe filare liscia come l’olio. Ma, liscia liscia proprio non è.

“E’ un protocollo che non conta niente, da un punto di vista della legge e della sanità”.

De Luca dimentica che quello della Lega Calcio non è una comune scrittura privata tra le parti ma un protocollo scritto in strettissima concertazione tra squadre di calcio, Lega di Serie A e, soprattutto, il Governo italiano.

La domanda che poniamo – dunque – al governatore della Campania è: siamo sicuri che un regolamento, stilato e firmato anche dal Governo italiano non conti nulla?

De Luca ipotizza scenari simili e lo fa sgranando gli occhi:

“Cosa accadrebbe se chiunque domani mattina costituisse associazioni private che, seguendo un proprio protocollo, seguisse autonomamente le regole che si è imposto da solo? Accadrebbe che ognuno in questo Paese farebbe in proprio comodo”.

Giusto. Giustissimo. Ma, ripetiamo, in calce a queste fantomatiche associazioni non vi sarebbe – a differenza del protocollo che sta regolamentando (per modo di dire) il campionato di calcio – la firma del Ministro Spadafora.

E ancora,

“I giocatori, da un punto di vista della sanità, sono sottoposti alle stesse regole di tutti i cittadini italiani”.

A De Luca chiediamo: e da quando accade ciò?

Nulla abbiamo contro il Governatore della Campania non siamo qui per giudicarne il fare politico o, volendo, quello di simpatico e sarcastico oratore ma, idiozie, non ne vorremmo sentire.

E’ da quando è stato deciso di rimettere in moto la macchina calcio che i calciatori ricevono un trattamento sanitario a dir poco privilegiato rispetto ai comuni mortali.

Esistono cittadini comuni come noi che aspettano per settimane, se non mesi, per essere sottoposti a tamponi. E – magari – manifestano pure una sintomatologia grave.

I divi del pallone – invece – subiscono tamponi quasi come se fossero docce quotidiane. Dove sono queste regole comuni, caro Presidente De Luca?

“La gloria bisogna conquistarla. L’onore basta non perderlo”

Come non essere invece d’accordo con questa frase enunciata dallo stesso De Luca?

Poche parole che emozionano per quanto sono vere. Sono parole che ci fanno toccare con mano una parte dell’uomo che è quasi diventata eterea in questa epoca storica. Perdonateci il sarcasmo, sicuramente non all’altezza di quello sciorinato dal Presidente della regione Campania negli ultimi mesi.

Ma De Luca ha completamente dimenticato in che mondo viviamo?

Prima del pasticcio Juventus-Napoli per caso ancora credeva alla favoletta di Cappuccetto rosso?

La gloria e l’onore, quelli veri, quelli conquistati o trattenuti ossequiando regole basilari quali onestà, rispetto e correttezza sono in pensione dai tempi dell’araba fenice.

“Non sono arrivati neanche i ringraziamenti alle Asl e al Napoli perchè abbiamo evitato di contagiare Ronaldo. Dopo quello che è successo con il Genoa, immaginate se il Napoli avesse fatto lo stesso: andiamo lì, giochiamo e poi magari una settimana dopo Ronaldo è positivo. Avremmo conquistato i titoli del New York Times”. 

Ha ragione in nostro Governatore. Sarebbe andata sicuramente così. Ma non è accaduto. E lo sappiamo bene che con i se e con i ma non si scrive la storia.

Per il Napoli – dunque – nessun titolo sul New York Times. Per il momento, se li è conquistati lui.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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