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La perla inconsapevole

L’ visto seduto lì, su quella sedia, circondato da una equipe di medici. Mi è venuto da piangere. Mi sono perso in quegli occhi, pregni di tristezza, di tenerezza. Ho visto una delle opere d’arte più belle mai realizzate, quelle la cui osservazione insegna vita.

La spavalderia, l’arroganza, gli eccessi, gli errori, la bontà, l’altruismo, l’egoismo, la sensibilità, sono state tante facce della stessa medaglia. In quella immagine ho visto tutto ciò.

Non sono impazzito, nei suoi occhi ho visto aspetti contrastanti che fanno a cazzotti tra loro, che litigano una vita intera ma che convivono da sempre in ognuno di noi, non solo in Diego. L’argentino – dunque – è stato maestro, ancora una volta: me lo ha fatto vedere.

Ho faticato a gestire i brividi che mi scorrevano lungo le braccia, ogni ricordo della straordinaria esistenza del Pibe De Oro ne accentuava l’entità. Mi ha seriamente destabilizzato l’ossimoro che mi ha donato il vedere il condottiero di mille battaglie mostrare la sua parte debole. E’ stata una immagine che ha disintegrato gli estremismi che mi hanno sempre indotto a pensare, erroneamente, che nella vita bisogna inseguire solo ed unicamente ideali perfetti, inscalfibili, greci. Lo dico con la ragione ma il mio istinto ancora mi consegna una sensazione stramba, quasi di smarrimento. Mi fa strano l’aver visto il condottiero dal volto grintoso e vencente mostrare al mondo una tenerezza senza veli. Ho visto un uomo indifeso e sono rimasto incredulo: era lo stesso uomo che ha spinto i napoletani ad essere fieri di se stessi a colpi di sfide lanciate e vinte.

In quell’epoca ci sembrava un Dio, Diego. Un giovanotto ribelle che grazie alla magia dei piedi ha preso a calci stereotipi malsani e rimesso in sesto gli equilibri del pallone nazionale. Maradona seppe cogliere la sofferenza dei napoletani, fino a quel momento maltrattati e mortificati, e farla sua. Ma non si fermò qui. Non si limitò a condividerla, da uomo ipersensibile venne mosso in maniera irrefrenabile dal senso di giustizia che non ha mai chiesto a nessuno, l’ha pretesa.

Diego è stato un vincente ma non ha vinto tutte le sue battaglie: non ha sconfitto il razzismo, non ha annientato le discriminazioni, ma ha lottato come un leone ed ha vinto, almeno sul campo. Sarà bastato per rendere il mondo un pochino più giusto? Forse no, ma non importa. La turbolenza dell’animo di Diego ha sicuramente fatto da apripista ad un sentimento mortificato da troppi e per troppo tempo: la riconoscenza.

Tutta Napoli adesso è in ansia per te. Quell’animo fragile ma forte, arrendevole ma combattivo, ha dinanzi l’ennesimo ostacolo, forse il più grande: la depressione. Ma io ti ho visto dribblare l’impossibile, scarterai anche una delle diagnosi più nefaste che ti si è impiantata dinanzi e sarai, ancora una volta, per tutti coloro che sapranno non giudicare le tue fragilità, un esempio di caparbietà e tenacia.

Sei bello, Diego. Ed io mi vedo proprio come te, bello ma tremendamente imperfetto.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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