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Questi fantasmi

Per comprendere l’amarezza dei veri tifosi del Napoli bisognerebbe sapere cosa è un sentimento e cosa si prova quando questo viene tradito.

Quando ero ragazzo vivevo in funzione della gara degli azzurri. I giorni dal lunedì al sabato erano solo quelli che tenevano distanziati i momenti più belli della mia settimana.

Delle gare non ricordo solo le gesta tecniche e le grandi cornici di pubblico, ormai anacronistiche come i film di Stanlio e Ollio. Ricordo anche la mia tachicardia, i vuoti allo stomaco, la perdizione totale che si impossessava di me al momento del gol, come il più bello degli orgasmi.

Ma ricordo anche le lacrime, le serate vissute chiuso in casa perché la sconfitta degli azzurri aveva reso cupa anche la giornata più soleggiata.

Elinor Glyn diceva che il romanticismo è quella fascinazione che trasforma la polvere della vita di ogni giorno in una nebbia dorata. Ecco, quello che sembra ad occhi disinteressati uno gioco banale che vede 22 stupidi rincorrere una palla, è romanticismo. Chi tifa, ama. Chi si attacca ad un televisore sacrificando famiglia, amicizie, finanche lavoro, sente scorrere nelle vene un legame viscerale che va oltre il terreno, oltre il tangibile.

Uscire sconfitti da una gara come quella di ieri sera mi fa venire strani pensieri, mi fa sentire solo. E’ come se un paio di forbici avesse tagliato di netto il filo che tiene uniti milioni di cuori palpitanti ad undici gambe molli.

Mi sento tradito.

I calciatori del Napoli sanno di cosa sto parlando? Sanno quanto male fa vedere non tramutato in campo il nostro spirito di appartenenza?

Ho rivisto quegli errori sotto porta, gli ennesimi. Quella spocchia nei momenti cruciali, nauseante. Quelle passeggiate difensive fuori porta con gli avversari che si fiondano sulla palla a due metri dalla propria porta, incredibile. Veder regalare un rigore in quel modo, imbarazzante.

Tutto ciò mi ferisce.

Una gara così importante non può essere persa così. Da imbecilli.

E non provateci nemmeno a virare su altri argomenti. Di cosa vorreste parlare? Di Ospina al posto di Meret? Di Lozano prima punta? Di Petagna in panca? Siamo seri. Con quella superficialità dilagante gare come quella di stasera l’avremmo persa anche con l’innominabile in campo.

Sono deluso, perché la squadra è forte ed ha mezzi tecnici. Sono incazzato, perché il Napoli non ha mai avuto una rosa così completa.

La delusione per fortuna, anche se lentamente, svanirà. Resterà questa squadra. Resteranno questi calciatori. Ma, soprattutto, resteranno quelle anime, vuote, totalmente inconsapevoli della responsabilità che hanno sulle spalle.

Adesso siamo tutti circondati da fantasmi. Li vedete voi, perché se vi guardate allo specchio siete irriconoscibili.

Li vediamo noi, annichiliti da prestazioni oscene e, purtroppo, li vedono anche i vostri avversari che, troppo spesso ormai, prendono coraggio, ribaltano e vincono le gare.

Avete qualità tecniche da far invidia ai più ma, per giocare a calcio e vincere ci vuole altro, occorre qualcosa di più intimo, qualcosa di difficilmente trasmissibile anche da parte di chi, in ogni caso, ci sta mettendo pure del suo per far affondare la baracca.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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