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Napoli? No, grazie

Siamo passati dalla poca cattiveria agonistica all’immobilismo. Alla paralisi.

E’ difficile togliersi dalla mente scene come quelle che abbiamo visto mercoledì sera. Il calcio c’entra davvero poco. Alle belle statuine hanno giocato un po’ tutti, Maksimovic e Mario Rui in difesa hanno stravinto, Llorente ed Elmas, sotto la porta avversaria, hanno dominato.

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Scene raccapriccianti, immagini che sono l’antitesi di un gioco che dovrebbe fare, della fame, elemento imprescindibile.

A tal proposito ci viene in mente Federico Chiesa.

Gioiellino, potenziale crak, fumo di paglia, anche lui ne sono state dette di tutti i colori ma una cosa è certa: oggi, con quella maglia lì, vediamo esprimere una cattiveria e una determinazione ammirevoli. Si palesano in ogni giocata, in ogni angolo del campo, contro qualsiasi avversario.

Lo vediamo scalpitare, rincorrere, accelerare, rammaricarsi. E lo fa, sempre, dopo aver innescato la marcia più alta che ha.

Nulla intacca quello che è diventato uno standard: non importa se parta o meno titolare, non importa quanti minuti gli vengano concessi. Lui è così. Costantemente, di default.

Merito suo, senza dubbio. Merito di un carattere forte, merito di una qualità immensa che si chiama ambizione.

Ma non c’è nient’altro?

Secondo noi dell’altro c’è. C’è alle sue spalle un club che ti plasma, ti modella a propria immagine e somiglianza. C’è una società che sfrutta il tuo talento ma ne imprime la forza espressiva. Chiesa è come Michelangelo Buonarroti: lui scolpisce ma, il modo in cui deve farlo, lo decide il committente.

Chiediamoci anche il perché – poi – determinati calciatori prediligano certe mete calcistiche piuttosto che altre. Si, ok, perché lì si vince facile. Troppo semplicistico rispondere così. Troppo puerile. Troppo deresponsabilizzante.

Stacchiamoci un attimo ma quei discorsi un po’ stucchevoli che ci vedono sempre e comunque vittime sacrificali e mettiamoci in discussione. Lì c’è una mentalità che ti penetra e compenetra. Lì è così. E, se vuoi vincere, ti devi adeguare.

Ma voi davvero pensate che i vari Capello, Allegri, Sarri e, vedrete, anche Pirlo, siano tutti geni con la lampada?

E’ l’atmosfera che li ha resi vincenti. E’ l’aria che circola nei polmoni che forgia, sagoma.

La capacità di essere agonisticamente cattivo è un qualcosa di innato ma è anche qualcosa che può essere sviluppato ferocemente, con l’esempio.

I grandissimi club hanno la capacità di incidere sul livello di cattiveria espresso da un atleta.

Il Napoli ce l’ha questa dote?

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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