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E l’investimento?

Il trionfo di ieri porta il nome di tutti gli azzurri, ma l’origine della tranquillità da cui tutto proviene è uno solo: David Ospina.

Il colombiano ha disputato una gara semplicemente perfetta: appoggi millimetrici, lanci intelligenti, un intervento che di fatto spegne le velleità di rimonta dei viola ma, soprattutto, un posizionamento sempre utile a fornire uno sfogo per la costruzione dal basso.

Compreso ciò, possiamo chiudere la discussione affermando che Ospina è più forte di Meret? No, assolutamente.

La questione è che, semplicemente, in questo Napoli Ospina è preferibile a Meret.
Che non vuol dire esaltare l’uno e sminuire l’altro, ma soltanto constatare che David è l’interprete più adeguato della filosofia di gioco gattusiana.

Mentre Alex ha sciorinato prestazioni straordinarie in termini di parate e interventi, il veterano di Itagüí si è dimostrato molto più integrato nel sistema di gioco napoletano, che prevede sempre l’impostazione dal basso. Ospina in questo modo diventa non solo portiere, ma metodista e, talvolta, rifinitore delle sortite offensive.

Difficile rinunciare a lui se si vogliono perseguire certi princìpi. Così come risulta complicato capire perché prosegua questo avvicendamento ciclico col friulano, non adattando mai il tipo di gioco al suo stile per renderlo più affine alle sue caratteristiche.
Sia chiaro, l’impostazione dal portiere è anche risultato di una necessità, dettata da una mancanza di giocatori capaci di costruire gioco, ma proprio per questo spezzare le sicurezze che fornisce il colombiano solo per un “contentino” a Meret è una strategia inspiegabile e penalizzante un po’ per tutti.

Quello dell’estremo difensore è un ruolo delicato e particolare, dove c’è bisogno di sicurezze e garanzie vicendevoli. Un’alternanza costante, all’interno di un sistema dove i compiti del portiere vanno oltre le semplici parate, non valorizza affatto le qualità di un atleta che, per caratteristiche, non può assicurare un certo tipo di giocate.

Per questo, in tale contesto, l’esperienza dell’uno sarà un elemento sempre più inficiante rispetto alle velleità di crescita dell’altro. Crescita che, a questo punto, impone una continuità che a Napoli non è auspicabile.

È davvero un peccato dover rimarcare una nota così amara dopo un risultato così tronfio, ma la realtà dei fatti è evidente: in questa squadra non c’è posto per tutti.

Anche per chi è stato acquistato con la convinzione di aver collocato tra i pali una garanzia per i futuri quindici anni?

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Aspirante scrittore, ossessionato dal cinema, dal Napoli e dalla lettura. Precario emigrante in virtù dell’affitto da pagare.
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