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Il viola beneagurante

Quante parate ha fatto Dragowski durante il primo tempo di Napoli-Fiorentina?

Conticino facile facile: zero.

A proposito di zeri: a fine primo tempo quelli che comparivano sul tabellone del desolante stadio di Fuorigrotta non erano due. C’era solo quello della Fiorentina. Il Napoli ne aveva messe dentro ben quattro.

Cosa vuol dire questo? Che il Napoli ha sfruttato quasi tutte le occasioni create. Vuol dire che gli azzurri, oggi, nella prima frazione di gioco, hanno fatto ciò che non fanno quasi mai: essere cinici.

Tranquillizziamo coloro che ci vedono spesso a strisce bianconere, il nostro non è un maldestro tentativo di sminuire la vittoria degli azzurri.

Quella è meritata, ci mancherebbe. Sarebbe da ricovero immediato andare a sindacare la legittimità di una vittoria così roboante.

Ma le gare vanno lette anche al di là del risultato. Bisogna essere attenti nelle analisi per non fare la fine di un albero che si piega o sta dritto a seconda di come soffia il vento.

Il Napoli oggi non solo ha vinto, non solo ha concretizzato ha, soprattutto, giocato sereno, ha sprecato un terzo delle energie nervose che consuma di solito. Giocare sempre con il risultato in bilico, snerva. Giocare con la gara sempre aperta non tranquillizza. A pagarne è la qualità del gioco, dei movimenti, dei ritmi, della precisione delle giocate.

Tutto ciò è accaduto dal minuto 36° allorquando Demme ha ringraziato Petagna ed ha insaccato la rete del raddoppio azzurro.

Tra le due prime marcature del Napoli si sono visti una Fiorentina che ha creato e il solito Napoli che ha sprecato e concesso.

Cosa sarebbe accaduto se Demme con quel rimpallo l’avesse fatta carambolare alle spalle di Ospina piuttosto che sulla traversa? Di che partita staremmo parlando se Ospina con quel balzo felino non avesse respinto il tap-in di Ribery? O se il diagonale di Biraghi non si fosse perso a pochi centimetri dal palo?

Forse gli azzurri avrebbero concluso il primo tempo in parità o, addirittura, sotto. Con quale spirito sarebbe cominciata la ripresa? Con quale condizione psicologica?

Quando L’Empoli allo stadio San Paolo ha pareggiato il gol di Di Lorenzo ci sarebbe voluto uno studio fisiognomico: “ecco, ci risiamo. Creiamo, creiamo e poi vanifichiamo tutto”. Sembravano dire quelle facce.

Quando ti prende lo scoramento, quando crollano fiducia e autostima, come volete che funzionino le idee tattiche di Gattuso? Come volete che girino le gambe e la testa degli azzurri?

Con la Fiorentina a fine primo tempo nella testa dei calciatori del Napoli c’è stata la condivisione dello slogan che negli ultimi mesi tanto ci ha accompagnato per altri motivi: “andrà tutto bene”, si sono detti. Lo diceva l’andamento della gara. Lo diceva l’altissima percentuale di occasioni tramutate in gol. Lo diceva l’imprecisione degli avversari.

E così è stato.

La mente si è liberata, la tranquillità è penetrata all’interno di ogni azzurro, nessuno escluso.

Siatene certi, anche il povero Fabian Ruiz ne avrebbe giovato.

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Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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