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Tutto torna, o quasi

Un po’ di sfortuna, calci di rigore evidenti non concessi, calciatori indisponibili perché beccati dal Covid o da infortuni di carattere traumatico. Progetti tattici andati a farsi benedire per carenza di uomini.

Una specie di catastrofe astrale che, comunque sia, ad oggi, non ha compromesso nessun obiettivo stagionale: l’Europa League è ancora lì, la qualificazione in Coppa Italia anche e, la prioritaria qualificazione in Champions a soli tre punti.

Tutto giusto, tutto vero.

E allora perché tutto questo malessere? Perché, piuttosto che pensare a raggiungere gli obiettivi stagionali ed evitare un ridimensionamento gestionale che sarebbe inevitabile, l’attenzione è solo rivolta alla sostituzione del tecnico e a ciò che dovrà venire?

Colpa dei giornalisti, dirà qualcuno.

Colpa di parte di tifosi che non si accontentano di nulla e drammatizzano al primo intoppo, dirà qualcun altro.

Noi – invece – il dito lo puntiamo contro Aurelio De Laurentiis. Non perchè lo si ritenga colpevole ma, sicuramente, perchè è lui che sta muovendo consapevolmente i fili della questione.

Perché un Presidente che comprende dalla prima all’ultima le difficoltà di una squadra non la giustifica?

Perché un progetto tattico e gestionale ritenuto valido lo si destabilizza in questo modo?

Se avesse davvero letto come sfortunata e dannata l’annata per cause che prescindono dalle responsabilità di un tecnico perché mettere lo stesso tecnico sul banco degli imputati?

Chi ha contattato altri allenatori? Chi ha fatto in modo che tali notizie venissero fuori?

Chi non ha voluto evitare allo stesso Gattuso arrivassero queste notizie?

Chi ha voluto scatenare in Gattuso una reazione forte che lo portasse ad esporre – anche pubblicamente – il suo risentimento verso la società che lo paga?

Chi non ha evitato tutto sto polverone ricadesse su di una squadra già fragile emotivamente di suo e pure in difficoltà per l’incostanza dei risultati?

Lui. Aurelio De Laurentiis.

Ordunque, non dobbiamo chiederci perché ci si trova in una situazione simile, dobbiamo, piuttosto, chiederci perché.

Il Presidente non è uno sprovveduto, anzi, è un uomo intelligente e scaltro. Le mosse che fa sono studiate, non estemporanee.

E allora, perché il patron del Napoli ha voluto determinare questa situazione per poi essere quasi costretto a porvi apparentemente rimedio confermando pubblicamente la fiducia sia a Gattuso che a Giuntoli? Ci sfugge.

Le conferme pubbliche – lo sappiamo – non meritano di essere nemmeno citate. Valgono zero. La sequenza degli eventi è ben chiara: esce la notizia, Gattuso e Giuntoli diventano neri e ne dicono quattro al Presidente che, per addolcire la pillola e salvaguardare l’operato e la professionalità dei due dipendenti, affida a freddi comunicati la smentita.

Quindi, tutto torna, tranne il comportamento del numero uno del Napoli.

Ormai è chiaro che Gattuso non rappresenti il futuro del Napoli.

Ciò che preoccupa è la bocciatura del progetto-Gattuso.

E’ allarmante immaginare che due signori che si sono seduti ad un tavolo pochi mesi fa pianificando una stagione, un’idea tattica che ha visto l’esborso di fior di milioni, che ha visto ricadere la scelta su determinati calciatori voluti fortemente dallo stesso tecnico, siano ormai due estranei.

Che fine farà quel progetto? Quelle scelte da chi verranno avallate? Non si rischia di ritrovarsi con esosi investimenti fatti e poi non condivisi appieno dal nuovo allenatore?

Per essere più chiari: si può rischiare di avere sulla panchina per l’anno prossimo chi non apprezza follemente un Victor Osimhen pagato un patrimonio?

Non vorremmo che la confusione che stiamo vedendo in campo negli ultimi tempi sia pure societaria.

Di sicuro, ciò che sta avvenendo sul campo non è la priorità per Aurelio De Laurentiis.

A preoccuparlo c’è molto altro. A partire dalla qualificazione in Champions che, qualora non arrivasse, esporrebbe il Napoli ad una condizione a cui non è abituato e, a cui, dovrebbe porre rimedio.

Il processo di auto-finanziamento che ha sempre consentito alla società azzurra di accrescere anno dopo anno il suo fatturato subirebbe – inevitabilmente – una brusca frenata, obbligando il club alla cessione dei cartellini più esosi e allo sfoltimento di una rosa troppo pesante.

Ma anche il covid preoccupa il patron. Quello tsunami che ha sgonfiato i costi e forse per chissà quanto tempo non gli consentirà di piazzare quelle strabilianti plusvalenze di cui è stato capace negli anni scorsi.

Insomma, alle questioni di campo, le più esposte, le più palesi, si affiancano quelle forse più importanti, quelle nascoste e non esplicitate che riguardano i piani societari.

A noi, più che il campo, preoccupa la sensazione di stallo che si avverte. Preoccupa quest’aria bloccata che non lascia trasparire entusiasmi.

Adesso si viene a sapere di qualche calciatore che poco sopporterebbe le urla di Gattuso.

E’ la volontà della squadra ad essere celata dietro le mosse silenziose di Aurelio De Laurentiis?

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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