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Il limbo è la soluzione

Questa squadra ha paura.

Ma chi le mette paura? Il tecnico? Il Presidente? La stampa? I tifosi?

E’ incredibile come un gruppo tecnicamente così forte continui a soccombere al cospetto di avversari di qualsiasi tipo.

Alle prime difficoltà, sulla testa di questi calciatori, piombano le tenebre. Le gambe tremano e la testa si annebbia. Tradotto: il campo restituisce scempi tattici e di concentrazione davvero imbarazzanti.

Sotto accusa non può non esserci Gennaro Gattuso. E’ lui l’allenatore di questa squadra ed è lui il responsabile.

Ma se questa è a livello tecnico un’ottima rosa, se è di alto profilo, perché non riesce ad esprimersi? Solo per presunta incapacità del tecnico? No.

Lo stesso Gattuso si è lamentato nelle scorse settimane di pressioni esercitate dall’ambiente. E per ambiente, non si è capito se si riferisse ai tifosi o alla stampa.

Difficile, francamente, riferirsi ai tifosi in questo periodo. Gli stadi sono tristemente vuoti, non c’è stata, nonostante la discutibile qualità delle prestazioni, contestazione di alcun tipo. Gli appassionati sembrano soffrire al di là di una finestra chiusa che non si ha nemmeno la possibilità di aprire.

E allora, è la stampa è responsabile di tutto questo risvolto negativo? Questa città non è facile, lo sappiamo. Se i risultati non arrivano parte di stampa non ti aspetta, ti critica aspramente, ti mette pressione e ti mette in discussione. Ma può essere questo un alibi?

Può essere un pincopallo qualsiasi che la mattina si alza e cerca di divulgare una immagine negativa di te a destabilizzarti al punto tale da non riuscire più ad esprimerti?

Lo abbiamo visto e sentito Gennaro Gattuso nelle ultime settimane, lo ha confessato chiaramente:

“Sto bene a Castel Volturno ma non a Napoli: sono messo in discussione tutti i giorni”

Il punto non è tanto capire se questa azione esercitata da qualcuno sia giusta o meno (forse non lo è, forse è esagerata, forse è ingenerosa). Il punto è che l’allenatore del Napoli non può permettersi di sentirsi detronizzato solo perché aspramente discusso.

Il ruolo di responsabile della panchina, in una città come questa, presuppone innanzitutto che si sappia fare da filtro, che si abbiamo le spalle forti per isolare i ragazzi, giovani, inesperti, forse anche spaventati, dalle cosiddette pressioni esterne. Se tu, tecnico, sei il primo a patirle, si mette male.

Le colpe del tecnico si evincono anche da dichiarazioni rilasciate a seguito o precedentemente a scialbe prestazioni. Ultimamente strambe, poco comprensibili:

“Andiamo a Bergamo per il ritorno ma la nostra priorità è il campionato”

“Un’altra squadra ne avrebbe prese cinque”

Non dobbiamo spiegarvi certo noi quale sia la stranezza di queste dichiarazioni.

Confusione mentale? Incapacità dialettica? Chissà. Fatto sta che davvero si fa fatica ad accettarle.

Così come si fatica ad accettare il suo sguardo sempre più corrugato, il rossore in volto sempre più accentuato.

Per uno che ha fatto della filosofia del Veleno una ragione di vita, questi segni di evidente imbarazzo sono un cattivo presagio.

Non esultino però i rivoluzionari che chiedevano la testa del calabrese già nell’intervallo della gara con la Dea: i problemi del Napoli sono ben più profondi e riguardano anche l’intero asse societario e il parco giocatori.

La società, appunto.

Nel suo silenzio sembra uscirne da vittima.

Ma non ci dimentichiamo che è stata proprio la società a far traballare volutamente la solidità del tecnico sulla panchina. E questo è solo il visibile.

Non siamo per niente sicuri che scorra buon sangue tra parco giocatori e vertici societari. Anzi, la sensazione è che vi sia una profonda distanza. Le esternazioni di pubblica vicinanza al proprio allenatore da parte di più di qualcuno avalla ancor di più questa teoria.

Ma poi diciamo anche: ma cosa vogliono questi calciatori? Sono stra pagati e pure puntualmente. Devono ricevere pure le coccole?

Insomma, i problemi sembrano esserci un po’ ovunque ma, quale tra i problemi elencati, può giustificare un calo prestazionale così palese e costante? Forse nessuno.

E allora la palla passa comunque a loro, ai veri protagonisti, a quelli che in campo ci vanno.

Sono bravi ma si sgonfiano. Alternano cose straordinarie e prestazioni inguardabili. Siamo stanchi di sentire e vivere questa tiritera.

La sentiamo da anni e, più ne passano, più diventa indigesta.

Ma non vogliamo limitarci alla mera evidenza dei fatti. Criticare va bene, ma andiamo oltre. Che fare? Come essere costruttivi? Come uscire da questa situazione?

Forse non è vero che siamo impantanati. Forse è tutto chiaro ma fatichiamo a vederlo. Forse è tutto lapalissiano ma siamo presi dalla frenesia di trovare una soluzione adesso, a tutti i costi, pur di liberarci di un andazzo che sta prendendo le sembianze di uno strazio.

De Laurentiis sta zitto perché non può fare altrimenti. Il suo silenzio è molto più significativo di quello che si possa immaginare.

Se voi aveste deciso di non rinnovare il contratto a Gattuso e steste lavorando sottotraccia con il nuovo allenatore che gradisce partire a luglio piuttosto che subentrare adesso in corsa, che fareste adesso se non starsene zitti e attendere la fine di questa stagione?

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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