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La piazza dei fessi

Diciamolo subito subito, tutto quello che sta accadendo in questi giorni e sta prendendo il posto delle questioni di campo, sono bazzecole.

Una squadra capace di vincere sul terreno di gioco, ben messa in campo, con gli uomini giusti e di qualità, vince le partite e, molto probabilmente, pure il campionato.

Ma, di tutto quello che sta accadendo, non si può non parlare.

Non tanto per schierarsi con uno piuttosto che con l’altro ma, solamente, per evidenziare come questo ambiente non si predisponga mai in modo tale da aiutare la squadra a farle fare il definitivo salto di qualità quanto, piuttosto, in modo da rendere le cose ancor più complesse di quelle che sono.

Noi – francamente – fatichiamo a vedere parti immuni da colpe.

De Laurentiis

Il primo colpevole è lui. Parla troppo. Ha parlato troppo e pure a sproposito.

A noi non importa se Spalletti abbia o meno il sangue azzurro, non ci importa un fico secco se ha casa a Napoli, a Varcaturo o su una palafitta in mezzo al mare di Castelvolturno.

A noi interessa che faccia bene il suo mestiere.

Dunque, seppure fosse che il tecnico toscano non abbia la napoletanità dentro, perché mai esternarlo alla stampa pubblicamente?

Perché mai condire la minestra con elementi legati alla famiglia di Spalletti, alla loro collocazione geografica, quasi a lasciar intendere che la distanza affettiva che esisterebbe tra Spalletti e Napoli abbia rappresentato o ancora rappresenti un malus ai fini dei risultati sportivi?

Il tutto – tra l’altro – nel momento in cui ti appresti a pianificare una nuova stagione proprio con il tecnico ex Inter sulla panchina.

Fatichiamo a trovare una risposta anzi, una l’abbiamo, ma non ci piace manco un poco:

ci sembra solo un modo per gettare ombre su altri e creare i presupposti per individuare un capro espiatorio allorquando servirà.

Spalletti

E’ reduce dalla conferenza stampa più spallettiana da quando è a Napoli. Cazzuto, arrabbiato, pungente.

Ha detto molte cose sensate: la prima in assoluto è che è un paradosso che un allenatore – al netto di tutti gli errori che ha fatto – sia circondato da un’atmosfera di contestazione o di mancato gradimento con la qualificazione in Champions in tasca.

E’ questo – sostanzialmente – che gli da profondamente fastidio. Vogliamo dargli torto?

E’ andato un po’ oltre quando ha attaccato la stampa a tutto spiano.

Forse è vero che la stampa in qualche occasione abbia avuto la tendenza ad enfatizzare i fatti negativi che riguardano lui e la squadra ma la generalizzazione non è mai una cosa giusta.

Se Spalletti crede che qualcuno agisca in tal modo è giusto che si presenti in conferenza stampa e faccia nomi e cognomi di chi adotta questo tipo di comportamento.

Deve fare così se non vuole adirare chi – come noi – non si sente minimamente toccato da strumentalizzazioni di questo tipo.

Piuttosto che sparare nel mucchio, se la prenda con chi agisce in questa maniera e – cosa di non minore importanza – si chiuda tra quattro mura con il suo Presidente e gli chieda i motivi per cui il suo datore di lavoro lo ha esposto ad osservazioni sibilline che la stampa – almeno in questo caso – non ha potuto far finta di non aver ascoltato.

La stampa

Non ce ne voglia nessuno ma che qualcuno tenda alla spettacolarizzazione è un fatto che risponde a verità.

Raccontare i fatti è il mestiere del giornalista ma se tutti riuscissero (o volessero) limitarsi a questo, senza condire la pietanza con il pepe, forse si attutirebbe la corsa all’inciucio e la quasi naturale predisposizione al pettegolezzo spicciolo che bene non fa ad una squadra che andrebbe invece protetta.

I famosi rumors sono destabilizzanti, creano o generano tensioni, incomprensioni, disguidi. Sono tutti elementi che vanno a creare frizioni in un gruppo a cui farebbe bene il contrario.

Limitiamoci a dare notizie e lasciamo tutti fuori la porta le presunzioni, le illazioni, le interpretazioni, le previsioni. La squadra ne gioverà.

La tifoseria

E’ troppo vasta per definirne i comportamenti. Lo striscione apparso contro il tecnico toscano non è a firma della tifoseria, ha ragione Spalletti quando dice che può essere stato esposto da due persone. Ma potrebbe anche non essere così.

E’ un fatto, mister. Va raccontato. Senza enfasi, però. E’ una notizia che va data specificando che quello che si legge non è detto che sia il pensiero di una tifoseria intera.

Una cosa – però – è certa ed è molto triste: a chi giova cominciare una stagione in questo clima?

Se la piazza (stampa, tifosi e società) non decide una volta e per tutte ad affiancarsi ai calciatori (che devono essere di grande qualità) e supportarli dalla prima all’ultima giornata, il prossimo campionato non potrà che donare le delusioni a cui siamo tristemente abituati.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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