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Il miracolo di San Scudetto

I napoletani sono intelligenti, astuti e perspicaci? Amen.

Allora dimostriamo di essere davvero tutto ciò, dribbliamo il politichese e andiamo subito al nocciolo dei contenuti venuti fuori durante la conferenza stampa di Luciano Spalletti.

Il Napoli aveva bisogno di ridimensionarsi, innanzitutto economicamente. E lo ha fatto.

L’involuzione sul campo – invece – non era una priorità ma è diventata una logica conseguenza: calciatori giovani, di prospettiva, seppur bravissimi e talentuosi, non è detto che assicurino rendimento nell’immediato.

Spalletti ha cercato di dirlo ma le dichiarazioni degli intenti risulta sempre arzigogolata, pastosa, arricchita di glucosio per addolcire la pillola.

Ma cosa teme il Napoli?

Che la piazza insorga? Che non capisca? Che non accetti?

E a cosa serve continuare a non essere chiari e trasparenti?

Non dobbiamo spiegarlo noi al club partenopeo a cosa ha portato questo atteggiamento perpetuato negli anni.

Proviamo a fare noi chiarezza, proprio per eliminare veli e tendaggi che oscurano le verità e creano spaccature e distanze:

quando Spalletti parla di ambizioni importanti si riferisce ai trofei, scudetto o coppe che siano. Dice che la piazza lo meriterebbe, che la passione dei tifosi andrebbe ricambiata.

Tutto vero.

Ma parla di ambizione, non di obiettivo.

Ambire vuol dire desiderare, sognare il raggiungimento.

Averlo come obiettivo – invece – vorrebbe dire ritenersi ai nastri di partenza competitivi ai fini del raggiungimento dello scopo stesso.

In sintesi?

Non siamo allo stesso livello di chi al pronti-via accelererà per accomodarsi in cima alla classifica ma sogneremo di esser lì con loro e, se le circostanze, i crolli degli avversari, l’eccezionale e accelerato percorso di crescita dei nuovi acquisti azzurri faranno balzare in testa anche noi, beh, saremo tutti felici e contenti del miracolo.

Spalletti ha voluto dirci questo.

Dunque, non vi deprimete se passano i giorni e le fantomatiche bombe di mercato non esplodono.

Ma nemmeno esaltatevi se un acquisto caricato a pallettoni in termini di aspettativa dovesse effettivamente concretizzarsi.

E’ tutta coreografia, sceneggiatura.

Il Napoli sarà bello, giovane e divertente. I sogni di gloria lasciateli perdere.

Vincenti lo saremo innanzitutto se saremo capaci di tornare a divertirci.

About author

Guido Gaglione è docente di arte e immagine, operatore di ripresa e giornalista pubblicista dal 2015.
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